In Cassazione il caso Nosheen «Confermate le condanne»
NOVI. «Era italiana come noi, anche se non aveva la cittadinanza italiana, condivideva i nostri stessi valori per i quali ha perso la vita: è morta lapidata dal marito e dal figlio mentre difendeva...
NOVI. «Era italiana come noi, anche se non aveva la cittadinanza italiana, condivideva i nostri stessi valori per i quali ha perso la vita: è morta lapidata dal marito e dal figlio mentre difendeva la libertà delle scelte individuali e il diritto alla pari dignità tra uomo e donna».
Il sacrificio di Shanhaz Begum, è stato sottolineato dall'Avvocatura dello Stato che ieri ha chiesto la conferma della condanna per i due imputati».
Così l'Avvocato dello Stato che ieri in Cassazione ha accusato Butt Amhad Khan che sta scontando l'ergastolo, e Butt Umair Amhad condannato a venti anni di reclusione, rispettivamente marito e figlio della donna pakistana uccisa a pietrate a Novi il 3 ottobre del 2010 e lasciata agonizzante nel cortile di casa. A scatenare la decisione di uccidere la donna che aveva intenzione di divorziare dal marito, era stata la sua protesta per sottrarre la figlia Nosheen di 20 anni alle nozze combinate in Pakistan con un anziano parente, un uomo che la ragazza non voleva e che non aveva mai nemmeno visto.
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