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Baggiovara, si indaga sul Centro servizi

di Carlo Gregori
Baggiovara, si indaga sul Centro servizi

Un’opera costosa con gestione trentennale firmata da Cencetti e dai colossi coop già coinvolti nello scandalo del Policlinico

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L’inchiesta giudiziaria sulle attività modenesi del manager sanitario Stefano Cencetti si allarga e ora copre anche una parte della sua gestione da direttore generale di Baggiovara. In particolare, la sua funzione di project manager per il maxicontratto del 2005 con la società di progetto SeSaMo per opere nell’ospedale e soprattutto per la progettazione, la realizzazione e la manutenzione del Centro Servizi.

Un accordo per lavori da trenta milioni di euro, valido per trent’anni, da poco ratificato nella sua fase finale dalla nuova direzione dell’Ausl per una gestione del costo di quasi 2 milioni di euro all’anno. Questa vicenda è al centro di un’interrogazione del consigliere regionale Giovanni Favia per sapere come mai 5 milioni sono stati versati nel 2011 alla concessionaria e perché se ne sono aggiunti altri 3,5, finora non giustificati. Favia ha presentato un esposto e alla fine di giugno è stato ascoltato in Procura a Modena dai magistrati che seguono l’inchiesta sul caso Policlinico: il procuratore capo Vito Zincani e i sostituti Marco Niccolini e Pasquale Mazzei.

Proprio dall’esposto e dalle dichiarazioni di Favia ha preso impulso un nuovo filone di indagini sulla gestione del manager Cencetti che però riguarda il periodo precedente al Policlinico (2007-12), ovvero i suoi anni da direttore generale di Baggiovara. Di qui l’acquisizione di documenti fatta lunedì dai Nas nella sede generale dell’Ausl di via San Giovanni del Cantone. Non si è però trattato di un sequestro, ma di una cessione di atti favorita dalla stessa direzione generale Ausl.

Il punto nodale di questo nuovo accertamento - che per ora non prevede indagati - è proprio la concessione per il project financing di uno stabile nuovo di zecca, firmata da Cencetti in qualità di dg e project manager. La concessionaria SeSaMo (nata come Ati) comprende un numero notevole di grandi “coop rosse” oggi coinvolte nell’indagine per l’ipotesi di tangenti per l’Appaltone e altri appalti al Policlinico firmati sempre da Cencetti: Cmb, Ccc, Manutencoop, Servizi Italia, Coopservice.

SeSaMo risulta anche nell’elenco delle transazioni finanziarie di Gutemberg, transazioni che per l’accusa potrebbero mascherare una triangolazione di denaro da corruzione destinato in definitiva a Cencetti.

Il palazzo multicolore lungo la via Giardini è nato infatti da una formula di project financing - finanziata nel 2006 dalla Bper con trenta milioni - che prevede un periodo di gestione di ben trent’anni. Quindi, almeno fino al 2035. Costruire un centro servizi non è dopo tutto anomalo: tutte le Ausl tendono ad accorpare i servizi vicino al maggior polo ospedaliero. Ma in questo caso la funzione iniziale di questo stabile da progettare e costruire era la creazione di un polo di raccordo per l’Università. Ma nel 2008 l’Università fece sapere che non aveva soldi e non era più interessata. Un boccone amaro che l’Ausl dovette digerire trasformando il palazzo in costruzione nella sua nuova sede di Centro servizi nel quale accorpare sedi sparse, soprattutto quella di via Finzi. Per questo oggi ospita gli uffici del Dipartimento di sanità pubblica, Igiene, Epidemiologia e anche la Medicina legale (che però ha sempre la sede in via del Pozzo). I 5 milioni di euro del 2011 riguardano quindi il pagamento di una transazione secondo Favia da chiarire a favore di SeSaMo, una volta consegnato l’edificio.

Favia vuol capire a cosa si riferisce il successivo pagamento di altri 3,5 milioni a SeSaMo. Vanno poi segnalate le spese elencate nella delibera che nel febbraio scorso ha firmato la dg dell’Ausl Mariella Martini in merito alle strutture di servizio di Baggiovara e al Centro servizi. Si scopre così che SeSaMo, nella sua concessione di gestione trentennale, riceve il pagamento per un canone per i 3.738 mq usati dall’Ausl e pagamenti a tariffa per i 6.098 mq lordi da affittare a enti e organizzazioni. L’Ausl quindi versa ogni anno quasi due milioni per una gestione globale (esclusa la gestione della rete telefonica e trasmissione dati). Ci si chiede: è un buon affare per la sanità modenese? Sicuramente l’inchiesta punterà a far luce sulla natura di questa ingente concessione che precede e in parte assomiglia all’Appaltone del Policlinico.

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