Confesercenti lancia un attacco a sagre mercatini e abusivi
L’associazione regionale accusa le attività a regimi agevolati oltre a quelle illecite: «I dati provano la concorrenza sleale»
Confesercenti Emilia Romagna mette sotto la propria lentre di ingrandimento un fenomeno commerciale diffusissimo che coinvolge mercatini, sagre e feste di paese, attività che godono dei cosiddetti regimi agevolati. A sostegno della propria posizione l’associazione si basa su una ricerca realizzata da Nomisma, in cui si documenta che le attività a regime fiscale agevolato danneggiano il commercio tradizionale quanto l'abusivismo, in quanto rappresenterebbero una forma di concorrenza sleale. Ogni giorno in Emilia Romagna sono 4 le aziende che rischiano la chiusura per la concorrenza di regimi agevolati e abusivismo commerciale. Questo è uno dei dati che caratterizzano le rilevazioni e lo studio curati da Nomisma per conto di Confesercenti Emilia Romagna e che sono stati presentati ieri a Bologna.
«Non vogliamo fare una battaglia contro sagre, onlus e partiti ma sicuramente il problema esiste e non è più tollerabile. Discutiamo anche mesi per trovarne una di regola, ma che sia uguale per tutti». Queste le parole di Roberto Manzoni, presidente di Confesercenti Emilia - Romagna.
In regione sono oltre 1.500 le attività commerciali e i pubblici esercizi che rischiano di chiudere a causa della concorrenza di mercatini degli hobbisti, attività temporanee di somministrazione di cibi e bevande in fiere, sagre, feste di paese, circoli privati, associazioni. Attività lecite che godono di procedure più snelle (di tipo burocratico, autorizzativo, fiscale). In un contesto di crisi queste attività ora sono percepite dalle imprese del commercio e dei pubblici esercizi dell’Emilia Romagna come forme di concorrenza sleale.
Alle 1.500 imprese che rischiano di chiudere per questo problema, si aggiungono 55mila aziende regionali (oltre il 60% del totale) che, pur non rischiando di chiudere, individuano nei regimi agevolati una componente che comprimeil giro d’affari.
Ma a questo tipo di concorrenza si affiancano le difficoltà dovute all’abusivismo commerciale e alla contraffazione. Sono 10.000 le attività commerciali che in regione risentono negativamente degli effetti dell’abusivismo. In particolare l’abusivismo commerciale sottrae alle imprese del commercio dell’Emilia Romagna oltre 500 milioni di fatturato ogni anno (2,2% del fatturato del comparto). A questa somma va aggiunto il fatturato sottratto a commercio e pubblici esercizi dai regimi agevolati (334 milioni di euro). Gli effetti della concorrenza che deriva dai regimi agevolati sono rilevanti anche in relazione all’occupazione: sono 5.500 i posti di lavoro ritenuti a rischio.
I tre fenomeni (abusivismo commerciale, prodotti contraffatti, concorrenza da “regimi agevolati”) si inseriscono in un contesto già molto critico per le imprese. Gli esercizi commerciali valutano infatti in pressione fiscale e aumento dell’imposizione a livello locale i maggiori fattori di criticità per la propria attività. Anche i pubblici esercizi segnalano analoghi fattori di difficoltà e aggiungono l’elevato costo di energie e altre utenze.
I dati della ricerca di Nomisma evidenziano un fatturato di 526 milioni di euro per l’abusivismo commerciale in Emilia Romagna, pari al 6% del totale registrato in tutta Italia.
Le attività che beneficiano di regimi agevolati sottraggono invece un fatturato di oltre 330 milioni di euro. Nomisma ha stimato il numero di manifestazioni ludico-ricreative come sagre, fiere, feste di paese e altri eventi presenti in Regione: sono oltre 9.700 le manifestazioni organizzate ogni anno; di queste, sono 5.800 gli eventi in cui, grazie alla SCIA (Segnalazione certificata di inizio attività), si effettua la somministrazione temporanea di cibi e bevande. In termini di giornate, sono quasi 20mila le giornate legate a tali manifestazioni: in ogni Comune in media vi sono 57 giornate ogni anno legate a questi eventi.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
