Gazzetta di Modena

Modena

IL DIBATTITO

Assistenza sanitaria a stranieri irregolari «Conviene curarli»

di Laura Solieri
Assistenza sanitaria a stranieri irregolari «Conviene curarli»

«Se si trascurano le malattie aumenteranno i costi sociali» Convegno per promuovere l’approccio ai servizi della salute

3 MINUTI DI LETTURA





C'è un extracomunitario, irregolare, ammalato: cosa posso fare per lui? Quali diritti ha e quali prospettive di cura possiamo offrirgli? Nessuno sa bene come muoversi perché i più (medici, infermieri, farmacisti, assistenti sociali) non sanno che per legge il diritto all'assistenza sanitaria appartiene anche all'extracomunitario irregolare.

Salvatore Geraci, presidente della Simm (Società italiana di medicina delle migrazioni) parla di duplice ignoranza: da una parte c'è la non conoscenza dei propri diritti da parte del migrante e dall'altra quella dei sanitari, che non conoscono i diritti degli extracomunitari. Di questo se ne parlerà oggi alle 9 a Modena al centro servizi di via del Pozzo 71 durante il seminario aperto a tutti "Immigrazione, salute e competenza culturale" promosso dall'Università e da Porta Aperta, durante il quale si discuterà delle metodologie e strategie operative per lo sviluppo, l'organizzazione e l'applicazione della competenza culturale come processo sistemico, per favorire l'approccio ai servizi e il confronto con la persona di origine non italiana. «Come medici volontari di Porta Aperta siamo partiti con un ambulatorio presso il centro di accoglienza per fornire una prestazione sanitaria a persone extracomunitarie e/o in difficoltà economica, ma negli ultimi anni mi sono accorto che la nostra opera non può limitarsi a questo ma dobbiamo farci carico dei diritti degli extracomunitari, ovvero istruirli sui loro diritti e farcene portavoce difronte alle istituzioni affinché vengano riconosciuti e tutelati» afferma il medico Giuliano Venturelli, uno dei relatori di questa mattina.

Secondo Bruno Ciancio, Intercultural Cities Expert per conto del Consiglio d'Europa e responsabile del Master Interculturale nel campo della salute, del welfare, del lavoro e dell'integrazione dell'Università, bisogna osservare il mondo attraverso una 'lente interculturale' tenendo ben presente che istituzioni, organizzazioni, professioni e individui (i quattro pilastri del sistema) vivono e operano all'interno di un unico sistema: il sistema paese.

«Questo sistema non dovrebbe concentrarsi su questo o quel gruppo etnico, su questo o quel bisogno di salute ma guardare la società nel suo insieme, per essere culturalmente competente e realmente inclusivo ed equo».

Seguendo questa logica tutta la popolazione dovrebbe essere messa in condizione di accedere ed usufruire, con equità, alle risorse del sistema quando la realtà dei fatti è molto diversa.

«Dopo 20 anni e oltre di attività a tutela della salute degli immigrati come volontario di Porta Aperta posso dire che si riscontrano grandi diseguaglianze all'accesso delle cure sanitarie da parte degli immigrati, legate a tante barriere come quella linguistica, socioculturale e soprattutto alla non conoscenza di ciò che spetta loro per legge» afferma Venturelli.

Interrogativo frequente: date le difficoltà economiche attuali, possiamo permetterci la tutela sanitaria anche per gli extracomunitari irregolari? Essa non rappresenta un aggravio per il servizio sanitario nazionale?

«Se vogliamo avere dei risparmi anche da un punto di vista sanitario dobbiamo offrire l'assistenza sanitaria a tutti perché tante malattie se vengono intercettate nelle fasi iniziali possono essere guarite, mentre se trascurate portano a un ricovero ospedaliero con aggravi di spesa e di accessi al pronto soccorso a discapito della tutela della salute pubblica - sostiene Venturelli - Gli extracomunitari irregolari che vivono per strada e nelle case abbandonate sono persone sottoposte a una maggiore stress psicofisico e si ammalano più facilmente anche di malattie infettive. Ci deve essere la volontà politica di poter offrire una copertura sanitaria a tutti, questo è l'unico metodo, ci dicono gli infettivologi, per tenere sotto controllo le malattie infettive come ad esempio l'ebola o la tubercolosi di cui oggi si parla tanto. Quest'ultima, va ricordato, porta malattia qualora ci si trovi in una situazione di grande disagio sociale (scarsa alimentazione, dormire per strada...): il maggior numero di malati di tubercolosi che si ha fra gli extracomunitari riflette purtroppo l'aspetto della non accoglienza nei loro confronti».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google