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Ecco la ricetta per attrarre investimenti

Ecco la ricetta per attrarre investimenti

Idee e proposte per rilanciare i mercati italiani ed europei. Il caso eccezionale di Detroit dopo il crac della municipalità

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Circa 4mila nuovi progetti di investimento stranieri in Europa nel 2013, per un valore di oltre mille miliardi di euro, capaci di creare 160mila posti di lavoro. Sono dati emersi durante la seconda conferenza annuale internazionale organizzata dal centro studi G.R.O (Global Restructuring Organization). Quest'anno l'associazione ha deciso di confrontarsi, oltre che sulle ristrutturazioni aziendali, anche con il tema degli investimenti e dello sviluppo economico, valutando l'attrattività delle nostre imprese. A rappresentare il nostro territorio anche Vainer Marchesini, presidente di Wamgroup di Ponte Motta di Cavezzo. Marchesini si è chiesto se i capitali che arrivano servano alla crescita delle nostre imprese o solo ad acquisire le nostre aziende e le loro professionalità. E si è concentrato sul caso Cina, dove nel '95 la Wamgroup ha aperto il primo stabilimento produttivo. «Sono tre i motivi per cui si vogliono comprare aziende in Europa - ha detto Marchesini - Il primo è che costano poco, in particolare in Italia, anche a causa della crisi. Secondo motivo è che costituiscono una porta per l'esportazione negli Stati Uniti e in terza battuta per acquisire know how. Perché il nostro problema è che noi siamo bravi a fare i prodotti, ma i guadagni sono degli altri. Ecco: comprare le nostre aziende perché “in svendita” non credo sia una buona motivazione. I cinesi vengono qui e portano via le nostre aziende. Mi domando se questi capitali siano favorevoli». Secondo lo studio presentato da Ey Italia (che ha organizzato la conferenza insieme a G.R.O.), la Cina ha triplicato gli investimenti stranieri in Europa negli ultimi anni, anche se i primi investitori si confermano gli Stati Uniti e per quanto riguarda l'Italia, è ultima per attrattività in Europa Occidentale. Ma le nostre imprese vogliono internazionalizzarsi e non mancano esempi illustri. Si pensi alla Landi Renzo spa, azienda meccanica reggiana che ha puntato su tre pilastri «innovazione, internazionalizzazione e formazione - ha spiegato il presidente Stefano Landi - e questo punto è di fondamentale importanza per noi, tanto che nel 2006 abbiamo costituito una scuola di formazione interna».

O alla Ceretto Aziende Vitinicole, che è arrivata negli Usa nel lontano 1964.

Sull’attrattività della Eurozona è intervenuto Donato Iacovone, Ceo di EY Italia: «Nel corso dell’ultimo anno l’Eurozona ha dimostrato una buona capacità di attrazione di investimenti mentre l’Italia è rimasta ferma. Per ripartire dobbiamo semplificare il quadro normativo per nuovi investimenti infrastrutturali greenfield e soprattutto dobbiamo puntare a crescere in settori quali software, technology e business services, quelli in grado di attrarre maggiori investimenti. Anche le imprese, a tutti i livelli, devono promuovere una propria Agenda Digitale perché altrimenti prodotto e distribuzione, per quanto eccellenti, non saranno più sufficienti per competere a livello globale».

Tra i protagonisti del convegno Cecelia Morris, presidente di Bankruptci Court di New York, e Kevyn Orr, commissario straordinario della città americana di Detroit, che ha detto: «Il 18 luglio 2013 Detroit dichiarava il fallimento. Si tra trattava di un crac da diciotto miliardi di dollari, il più grande di una municipalità nella storia americana. Ebbene, fra due settimane terminerà il processo di ristrutturazione del debito e sono in arrivo due importanti investimenti pubblici. In poco più di un anno siamo riusciti a risolvere il problema».

Felicia Buonomo

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