Controllori in borghese contro i portoghesi sui bus
I nuovi addetti attendono che il mezzo sia chiuso e avviato per poi presentarsi Sono giovani, reclutati tramite cooperativa e addestrati come i “tradizionali”
Salgono sul bus assieme a te. Sembrano ragazzi come tanti altri. Sono vestiti in modo casual e chiacchierano alle fermate per ingannare l’attesa. Una volta a bordo, scatta la trasformazione. Un tesserino, porte chiuse e la peggiore richiesta che un “portoghese” possa ricevere: «Buongiorno! Biglietto, prego».
Sono i controllori in borghese di Seta. Gli agenti “doppio zero” che l’azienda ha scelto di sostenere per contrastare il fenomeno dei “clandestini” che viaggiano sui mezzi pubblici senza pagare quanto dovuto. Non indossano la divisa d’ordinanza e tale particolare li rende insospettabili. Sul mezzo hanno però tutti gli strumenti del mestiere. Innanzitutto c’è il tesserino di riconoscimento, con il logo dell’azienda e il nominativo del possessore. Hanno poi un display elettronico per la “lettura” degli abbonamenti. Controllano che i biglietti tradizionali siano stati obliterati e quelli fatti a bordo siano validi. A volte succede che qualcuno tema di non essere in regola perché il biglietto è scaduto da pochi minuti. In quel caso conta però se lo era quando la persona era salita a bordo. In altri casi accade che i passeggeri sappiano di non essere davvero in regola. «Scusi, posso scendere?». «Non trovo il biglietto», sono le scuse più comuni di chi vuole evitare la sanzione. I controllori in borghese, tuttavia, sono formati. Taccuino alla mano prendono il nominativo e stilano la multa, come sono titolati a fare. Ci sono anche le curiosità. È successo che una persona sia stata sorpresa sulla linea del 4 con tre abbonamenti, di cui però non sembrava essere il titolare di alcuno. Due di loro, a quel punto, gli hanno spiegato che non basta che il familiare abbia una tessera per essere a posto con la norma. La discussione s’è protratta per alcuni minuti, in inglese. Dopo l’uomo è stato accompagnato alla fermata di largo Garibaldi, è sceso con i due e il confronto è proseguito davanti a penna e taccuino. Per essere controllori in borghese, infatti, non basta improvvisarsi. Seta fa affidamento su una cooperativa, formata principalmente da giovani. La formazione è equiparabile a quella ricevuta dai controllori in divisa.
Ricevono dettagli su come funziona il servizio, quali sono le linee e i percorsi, in cosa consistono le multe, la differenza tra pagare subito e in seguito, il funzionamento dei dispositivi elettronici. Nello scegliere i percorsi saranno poi più “liberi” nei movimenti rispetto agli altri, ma saranno ugualmente tenuti a rispettare le linee guida dell’azienda. Dopo aver completato il corso, c’è anche una cerimonia: il giuramento davanti al prefetto. Da quel momento in poi saranno pubblici ufficiali a tutti gli effetti. Attenzione a inveire contro di loro e offenderli in pubblico: secondo l’articolo 341 bis del codice penale si rischiano fino a tre anni di reclusione.
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