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E il conflitto fece crollare l’economia modenese

di Fabio Montella
E il conflitto fece crollare l’economia modenese

Una relazione della Camera di Commercio ricostruisce i pesanti danni dalla carne al grana, dalla frutta ai salumi: il sistema locale colpito duramente

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Ai primi di ottobre del 1914 l’illusione di una guerra di breve durata era ormai svanita. Nonostante l’Italia fosse rimasta neutrale, le ripercussioni della guerra si cominciavano a sentire anche a Modena, una provincia che già all’epoca esportava molti prodotti. Sul commercio con l’estero cominciarono a gravare l’incertezza internazionale, la chiusura delle frontiere e la generale contrazione dei consumi.

Come emerge da una relazione della Camera di Commercio di Modena, furono molti i prodotti interessati dalle conseguenze della crisi internazionale. I prezzi di vendita del bestiame, ad esempio, iniziarono a calare e così pure quelli del formaggio grana e del burro, anche a causa dei divieti d’esportazione. Solo la parziale revoca del provvedimento e un’importante commessa per la Marina militare riuscirono a sostenere l’industria casearia, i cui prodotti erano già allora molto apprezzati all’estero.

Anche l’invio in Austria degli “erbaggi” e della frutta subì pesanti contraccolpi.

Una notevole contrazione dei prezzi di vendita si ebbe pure nell’industria salumiera.

Soltanto nel settembre del 1914 si rivelò «attivissima» la ricerca dello strutto e dei prelibati salumi modenesi da parte della Germania e dell’Austria, che videro «precluse le vie marittime e molti traffici terrestri» per i loro rifornimenti. «Fiacchezza» del mercato e prezzi in declino si registrarono invece nel mercato vinicolo, mentre «scarsa e stentata» risultò l’esportazione delle mele. A pesare erano l’insufficienza dei mezzi di trasporto verso la Svizzera e la Germania (causata dal divieto di inviare convogli ferroviari italiani su territorio straniero) e la mancanza di agenti di commercio che provvedessero ad accertarsi del buon esito delle spedizioni e soprattutto che le merci venissero pagate! Il commercio del pollame modenese si arrestò per il rallentamento dei traffici e per la cessazione degli acquisti da parte degli alberghi, mentre quello delle uova fu uno dei pochi mercati che aumentò i propri volumi. Dopo un periodo di stasi, ripresero infatti le spedizioni verso la Svizzera, la Germania e l’Inghilterra perché la guerra, con la chiusura dei vari centri di approvvigionamento, aveva creato una maggiore richiesta delle uova, i cui prezzi aumentarono rapidamente. Anche in questo settore, tuttavia, la situazione a Modena precipitò a seguito di alcuni decreti governativi che vietarono l’esportazione di vari prodotti, tra i quali appunto le uova, il lardo e lo strutto.

La guerra turbò anche il mercato dei foraggi e del grano, a causa del non abbondante raccolto nazionale del 1914 e per gli ostacoli alla navigazione. I proprietari dei mulini, «valendosi della clausola di guerra», stracciarono molti contratti per la produzione di farina, ponendo «i rivenditori in una critica situazione rispetto alle domande del consumo». Nell’agosto del 1914 si era verificato un aumento del prezzo del grano, ma di questo rialzo, essendosi svolto quando gran parte del prodotto era già presso gli ammassi, beneficiarono in minima parte gli agricoltori; ad arricchirsi, come accadrà in tante altre guerre, furono dunque gli incettatori e i soliti “pescecani”. (5, continua)

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