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Imprenditore sciacallo: altra truffa ai terremotati

di Francesco Dondi
Imprenditore sciacallo: altra truffa ai terremotati

Novi. Produce un documento falso e incassa 60mila euro da una famiglia sfollata Il Comune scopre il raggiro e fa denuncia. Il sindaco: «Cerchiamo una soluzione»

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NOVI. La voglia di tornare nella propria casa dopo 30 mesi trascorsi in situazioni d’emergenza porta anche a fidarsi delle persone sbagliate. Certi della buonafede di colui che dovrà eseguire i lavori di ristrutturazione - e del tecnico incaricato, aggiungiamo noi - ma ancora senza la certezza di incassare il contributo, c’è chi si affida alla sorte, anticipa soldi per velocizzare i lavori e si trova, qualche mese dopo, coinvolto in una truffa e senza decine di migliaia di euro che ora saranno difficili da recuperare.

Siamo a Sant’Antonio in Mercadello. Una famiglia terremotata deve iniziare l’intervento di ristrutturazione: chiama alcune ditte edili, si fa fare preventivi e poi decide a chi affidarsi. Il cantiere prosegue senza problemi, magari anche perché i residenti hanno già anticipato 60mila euro per i lavori principali. Ma al momento di presentare in Comune tutta la documentazione per accedere alla “cambiale Errani”, ossia al rimborso delle spese, ecco che quell’imprenditore che sembrava così onesto diventa uno sciacallo, che tenta di arricchirsi sulle spalle di persone disperate e in difficoltà. Chi maneggia quotidianamente la burocrazia del terremoto lo sa: per ottenere il nullaosta per incassare i soldi pubblici, bisogna presentare anche il Durc: si tratta di un documento in cui si attesta che l’impresa edile è in regola con i versamenti contributivi. Ebbene, Claudio Incerti consegna l’incartamento al tecnico che ha seguito la progettazione di ristrutturazione e che dovrà spedirlo in Comune. Il problema è che quel Durc è clamorosamente contraffatto. Da chi, cercheranno di stabilirlo i carabinieri di Novi, che hanno denunciato per atti falsi e truffa l’imprenditore di Cavezzo.

Ma quando il documento arriva nell’ufficio comunale competente, il tecnico si accorge del problema nella pratica. Contatta la famiglia e il tecnico privato e spiega che la “cambiale Errani” non potrà essere erogata. I 60mila euro vanno così in fumo, finiti in un pozzo da cui sarà difficile poterli recuperare.

«Stiamo cercando una soluzione con la Regione - ammette il sindaco Luisa Turci - Dalla parte della famiglia terremotata c’è buona fede, ma le norme sono piuttosto stringenti. Ci proviamo, ma continuo a consigliare ai miei cittadini di non anticipare soldi, non è più possibile farlo e farseli rimborsare è assai complicato. Io sono per rendere trasparente la ricostruzione, pubblicando, come facciamo noi, l’iter dei lavori e i referenti del progetto. Solo così si riescono a scongiurare episodi di sciacallaggio come quello che stiamo affrontando. E non c’è solo questo...».

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