Quel salto storico dalla “latta” allo “shampoo”
Era il 1970 quando furono redatti i disciplinari con i quali nacquero le Dop del lambrusco modenese. I primi anni '80 vedono imprigionare la briosità ma soprattutto la dignità del lambrusco in una...
Era il 1970 quando furono redatti i disciplinari con i quali nacquero le Dop del lambrusco modenese. I primi anni '80 vedono imprigionare la briosità ma soprattutto la dignità del lambrusco in una lattina, era l'idea di aggredire il mercato americano con un lambrusco “easy” oggi quasi un'icona fu “8 e Mezzo” di Gacobazzi ma anche Cavicchioli ne produsse un esemplare. Evidentemente allora sembrava un idea vincente ma il lambrusco si ribellò e l'acidità tagliente corrodeva le saldature in rame e il Lambrusco spezzo le catene.
C'è da dire che Cavicchioli si fece perdonare in fretta per quella breve parentesi e come l'Uomo di latta nel mago di OZ al lambrusco fu dato un cuore, inizio così la storica produzione della prima Crù del Lambrusco con la “Vigna del Cristo”.
Poco dopo dalla stessa zona denominata del Cristo nacque un'etichetta che fece da spartiacque tra il lambrusco di qualità e quello dozzinale con “Leclisse” della Cantina Paltrinieri. Il grande Doc del Lambrusco fu una ri/scoperta di Giuseppe Bellei. Ispirandosi allo Champagne francese, si mise a vinificare con il Metodo Classico usando lieviti selezionati nelle campagne francesi. E doveva fare veri blitz per reperire lieviti, consapevole che con i mezzi di allora quasi come Cenerentola avrebbe avuto soltanto dodici ore di tempo prima che i lieviti morissero.
Il Lambruscologo
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