A rischio prove contro la prof. Modena
Cardiologia: il gip non autorizzò la proroga delle indagini, molti atti potrebbero essere esclusi. Il processo resterà in città
Caso Cardiologia: il processo per il caso “Camici sporchi” si terrà a Modena e non a Bologna, come chiesto da un difensore. Primo interrogatorio dalla prossima udienza: si partirà con il dottor Andrea Amato. Ma l’attenzione è tutta su un’eccezione spinosa sollevata per la professoressa Modena: il giudice dovrà decidere se sono valide le prove su di lei acquisite dal novembre 2011 dopo che si è scoperto che non esiste la proroga delle indagini autorizzata dal gip da quella data. È quanto emerso ieri nel corso dell’udienza preliminare condotta dal giudice Andrea Romito davanti ai difensori e alle quattro parti civili.
Romito ha esordito rispondendo all’eccezione di territorialità avanzata dall’avvocato Pier Francesco Rossi nel corso della precedente udienza: il processo non andrebbe tenuto a Modena, diceva Rossi, bensì a Bologna dal momento che l’associazione a delinquere si profila solo con la nascita della onlus che aveva sede presso lo studio del commercialista bolognese. Il giudice ha risposto che il processo si svolgerà a Modena perché ritiene che qui sarebbe stata formata l’associazione a delinquere e qui si sono svolti i fatti connessi alle attività illecite.
Altra eccezione sollevata alla precedente udienza, dall’avvocato Luca Brezigar, riguarda l’utilizzo dei sistemi informativi di intercettazione e deviazione di mail e di file dagli hard disc di indagati. Dati “captati” attraverso software con Troyan e Cloud Research. Il giudice non si è espresso in merito. Così come non si è espresso riguardo all’altra eccezione sulle prove da intercettazione informatica: i Nas hanno “catturato” i contenuti di mail di indagati ricorrendo ai gestori delle mail box: si tratta di una prassi giudicata legalmente “borderline”, dato che tutto ciò che i Nas potevano fare, è stato detto, era chiedere al gestore se esistono scambi di mail tra due indagati. Ma l’attenzione della giornata è andata tutta alle questioni sollevate dall’avvocato Massimiliano Iovino, difensore della professoressa Modena. La prima riguarda la mancanza di una proroga ufficiale ai termini di indagine dopo il novembre 2011. Il pm Marco Niccolini l’aveva chiesta, ma il gip non l’ha mai firmata. Quindi le indagini non erano autorizzate. Il gip Romito ora dovrà esprimere una decisione su questo aspetto scottante. La posta in gioco è grossa. La massa delle prove contro la Modena e, a cascata, di altri imputati potrebbe subire una consistente perdita di pezzi: se il giudice desse ragione al difensore, non sarebbero più ammissibili tutte le prove acquisite dai Nas successivamente al periodo dal novembre 2011 al giugno 2012. In realtà, l’indagine è proseguita molto oltre, anche dopo la clamorosa giornata del 9 novembre 2012 con i nove arresti dei medici di Cardiologia. Il secondo aspetto sollevato da Iovino riguarda invece la Procura. L’avvocato ha riferito di aver appreso delle indagini dai giornali. Quando ha chiesto al procuratore capo Vito Zincani se la professoressa Modena fosse indagata, questi ha detto di no. E così risultava ancora poco tempo dopo anche nel Registro generale della cancelleria della Procura. Invece, era indagata; anzi, era al centro dell’inchiesta.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
