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«Condannate i tre amici sciatori»

«Condannate i tre amici sciatori»

Il pm chiede 18 mesi per la morte sotto una valanga del collaudatore della Ferrari

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MARANELLO. Un’udienza interlocutoria. È stata rinviata al 26 novembre la decisione sulla morte di Simone Caselli, vittima di una valanga mentre sciava con amici. La procura di Torino ha chiesto tre condanne a diciotto mesi di carcere per omicidio colposo ai tre amici dell’ex collaudatore della Ferrari. È il 9 dicembre del 2012 quando il test driver del Cavallino stava sciando sulle montagne di Sauze d’Oulx, in Val di Susa. Assieme a lui c’erano F. V., 34enne di Maranello, A. M., 34 enne di Modena, e M. M., 32enne di Vignola. Secondo le indagini era stato il comportamento dell’intera comitiva a provare il distacco della massa di neve. Un’ipotesi su cui, a quanto s’apprende dall’aula del tribunale, c’è stato ieri un parziale passo indietro. Il consulente dell’accusa ha rivisto la propria impostazione, ritenendo che la slavina si sarebbe verificata per una causa indipendente. Una posizione su cui ha puntato anche il consulente della difesa, secondo il quale l’episodio costato la vita a Simone si sarebbe verificato per cause naturali ovvero per un pregresso passaggio. È questo il punto chiave del processo. «Se ci siamo avventurati in quel tratto - aveva spiegato alla Gazzetta F. V., uno dei tre sopravvissuti - è perché c’erano già le strisciate di altri, passati prima di noi. Non ho scelto io il percorso, ma confesso che ad un certo punto ero timoroso. Eravamo tutti in fila, solo io ero un po’ più basso. Ma la slavina si è staccata più in alto, dieci, venti metri più sopra. Ho avuto paura di morire, sono finito sotto anch’io, ma pochi centimetri. Ho individuato gli altri due, uno lo abbiamo dovuto disseppellire, aveva una mano congelata. È arrivato subito un alpino, con due pale abbiamo iniziato a scavare per cercare Simone. È stata una esperienza terrificante» Il trentanovenne era originario di Maranello, ma si era trasferito a Spezzano con la moglie. Nella Rossa frequentava il gruppo sciistico che si era formato.

La tragedia è avvenuta a circa 2.400 metri di quota, a Rio Negro, sulla sinistra dell’impianto di risalita. La valanga aveva un fronte di quasi ottanta metri.

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