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I segreti di Ghini, l’uomo che al Drake diede una Renault

I segreti di Ghini, l’uomo che al Drake diede una Renault

Il direttore del Mef e del museo di Maranello si racconta: «Modena mi appassiona, a Montezemolo dico grazie»

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Antonio Ghini, attuale direttore del Mef di Modena e del museo Ferrari di Maranello, manager di lungo corso nel campo della comunicazione presso Renault prima e Ferrari poi, dà i suoi consigli ai giovani che entrano oggi nel mondo del lavoro. L'occasione è la pubblicazione, alcuni mesi fa presso l'editore Egea, di un volume dal curioso titolo: "Dal detersivo alla Ferrari. Cento modi del comunicare"

. Il libro è una lunga, e molto densa, cavalcata nella carriera di Ghini e di conseguenza nella storia degli ultimi decenni del marketing. Ghini, lei ha iniziato a lavorare nel marketing negli anni '60 quando in Italia questa materia era agli inizi. «Già, ma iniziai alla Doxa dopo avere tentato la carriera di pilota: era quest'ultimo il mestiere che avrei voluto fare davvero. Purtroppo servivano soldi e in casa, a Bologna dove sono nato senza mai sentirmi bolognese, non ce n'erano a sufficienza per quella carriera. Ma anzitutto vorrei partire da un primo consiglio ai ragazzi».

Dica.

«Bisogna crederci e avere coraggio, avere una passione e perseguirla: importante è partire e poi via via si conquisterà quello che si desidera. Ieri, come del resto oggi che il mondo del lavoro è molto più problematico, nessuno ti regalava nulla, dovevi strappare quel che volevi fare. È questo il segreto. Nella mia vita una delle cose che mi ha colpito di più è stato vedere come via via che lavoravo veniva riconosciuta la mia passione». Torniamo ai suoi inizi. «Abbandono la carriera di pilota, ma la passione dei motori certo no come vedremo, e inizio durante l'Università in scienze statistiche a Roma a fare ricerche per la Doxa. In quel modo scoprii che esisteva una professione chiamata marketing e in questo campo scoprii un altro dei segreti da trasmettere ai giovani». Qual è? «Se come mestiere devi "offrire" qualcosa devi metterti dalla parte del pubblico, pensare a cosa piace e cosa piace a te stesso. Così feci. In ogni caso dopo la laurea ricevetti tre proposte di lavoro e iniziai presso una nota azienda come la Henkel Detersivi».

Ed ecco svelato la parte meno nota del titolo del suo libro.

«Quel mestiere però non mi piaceva e dopo quattro mesi andai a Milano a lavorare con il noto sociologo Giampaolo Fabris, scomparso nel 2010. Sono rimasto con lui cinque anni e nel frattempo iniziai a collaborare con la rivista Autosprint trovando poi lavoro in una importante azienda pubblicitaria. Grazie a quest'ultima professione, che mi piaceva molto, entrai in contatto con la Renault e a Roma ricoprii vari incarichi fino a divenire direttore della comunicazione: furono anni importanti e pieni di soddisfazioni, fui ad esempio l'ideatore del noto claim "Porte aperte alla Renault" che ci fece crescere notevolmente. Nel 1992 al Salone dell'Auto di Parigi conobbi Montezemolo».

E così si aprì la sua nuova vita alla Ferrari, lei ha ricoperto ogni sorta di incarico di vertice e oggi oltre che direttore dei musei è anche il responsabile della rivista internazionale "Ferrari Magazine".

Ma lei conobbe Enzo Ferrari, morto nel 1988?

«Sì lo conobbi quando lavoravo in Renault: in una occasione gli consegnai una macchina e guai si fosse saputo che a Ferrari andava un'auto concorrente della Fiat. Il Drake era una persona che aveva molta voglia di parlare, non certo solo di cose serie. E qui si inserisce un dei maggiori meriti di Montezemolo».

Quale?

«La grande capacità di Luca di mantenere la tradizione di Ferrari aggiornata però in un mondo che cambiava velocemente. Gli faccio un grosso in bocca al lupo per il suo futuro. Ora c'è Sergio Marchionne che la gente non conosce: l'ho incontrato poco tempo fa e anche qui al Mef l'ho visto davvero entusiasta davanti al mondo della Rossa».

Come va il Mef?

«Molto bene, abbiamo centinaia di visite al giorno e sarà sempre meglio anche perché mi sto affezionando a Modena e alle sue enormi potenzialità. E' stata una grande fatica perché la Ferrari è subentrata nella gestione il primo gennaio scorso e il 18 febbraio abbiamo aperto con il nuovo allestimento. Ho sempre pensato che nella vita e nel mondo della comunicazione ci vuole coraggio e anche qui ho applicato la mia massima».

E ora?

«Ho mille cose da fare e la notte scrivo il mio prossimo libro che uscirà nel 2015. Ho scritto due dei dodici capitoli previsti del volume dove mi occupo in particolare del valore del marchio. Questo, nell'era di Google a causa del quale si ritiene che nulla vada ricordato, è fondamentale e ragionando potremmo dire che si torna agli ideogrammi a cui i marchi in qualche modo somigliano».

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