Gazzetta di Modena

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RECUPERO S. AGOSTINO

Italia Nostra accusa «La delibera è falsa»

Italia Nostra accusa «La delibera è falsa»

Si parla senza mezzi termini di "Falsa variante sant'Agostino".

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Restauro del Sant'Agostino, è guerra totale tra Italia Nostra e il Comune, con l'associazione nazionale di tutela presieduta dall'ex giudice Giovanni Losavio che parla senza mezzi termini di "Falsa variante sant'Agostino". E' questo il titolo di un comunicato stampa spedito ieri ai giornali da Italia Nostra, dedicato alle procedure urbanistiche che hanno permesso negli anni e mesi scorsi al Consiglio comunale di dare il via libera al progetto da sessanta milioni di euro della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena. Ma, appunto, Italia Nostra solleva ormai da tempo forti dubbi sulla procedura urbanistica individuata dalla precedente amministrazione comunale. Non va infatti dimenticato che l'associazione dei beni culturali è ricorsa due volte al Tar contro il progetto di Gae Aulenti, Francesco Doglioni e Ingegneri Riuniti di Modena: riguardo al permesso di costruire assegnato dal Municipio e in precedenza contro l'autorizzazione fornito dal direttore regionale Beni culturali Carla di Francesco «Misteriosa, mai approvata, la variante al piano strutturale comunale (PSC) per sottrarre il complesso dell'ex ospedale S. Agostino alle tutele conservative del centro storico». Così esordisce la nota che ricostruisce il tutto sollevando dei dubbi. Viene così ricordato che, in consiglio comunale, venne rigettata la richiesta di riesaminare il permesso di costruire dentro il vasto complesso dell'ex ospedale sant'Agostino, presentata dall'opposizione sulla scia di quanto sollecitato da Italia Nostra al sindaco. A rigettare la richiesta fu «il tecnico dirigente del servizio (il medesimo che aveva dato via libera al permesso di costruire in questione). - prosegue la nota - A questo proposito ha sorpreso la motivazione, fondata su una asserita disposizione del piano strutturale, alle cui previsioni spetta solo eventualmente derogare, per specifici ambiti del centro storico e per motivi di pubblico interesse, alla vincolante disciplina conservativa dettata dalla legge regionale (che vieta nei centri storici radicali trasformazioni come quelle progettate nell'ex ospedale)». Scendendo ancor più nello specifico viene ricordato che «La facoltà della deroga per quell'area risulterebbe da una tavola di piano strutturale (Psc) che compare in sede di approvazione (2010) di una variante al piano operativo (Poc) e al regolamento urbanistico edilizio (Rue), che tra i suoi numerosissimi specifici oggetti (si parlò allora di una variante omnibus) di quell'area non si occupò affatto, né si poteva occupare. - viene riferito - Dal 2003, dall'adeguamento cioè dell'allora vigente piano regolatore generale alla legge regionale 20 del 2000, il piano strutturale mai è stato variato». Da qui il quesito: «E se non fosse un errore materiale, come sembra escludere l'assessore che ha risposto all'interrogazione consiliare, si tratterebbe allora di un intenzionale falso in atto pubblico. Del quale dovrebbe quindi occuparsi la giustizia penale?». (s.l.)

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