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«L’agroalimentare? Lo salva l’export ma siamo bersagliati»

«L’agroalimentare? Lo salva l’export ma siamo bersagliati»

Tutti concordi gli imprenditori presenti alla rassegna: «Contro di noi burocrazia, fisco, contraffazione e credito»

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La domanda da porsi può essere: cosa significherebbe un Salone del Gusto privo di prodotti modenesi? A giudicare dalle file, soprattutto di stranieri, per conoscere, capire, assaggiare, il Balsamico, il Parmigiano e altro ancora, il richiamo delle eccellenze nostrane, non è stato e non è certamente di secondaria importanza.

Anzi, nei giorni clou della kermesse torinese ci sono stati momenti di quasi assalto. Bicchiere mezzo pieno dunque. Mezzo vuoto invece stando alle parole dei produttori presenti che, pur contenti del forte interesse e di un buon numero di contatti da sviluppare, non hanno mancato di tracciare un quadro decisamente realistico - nessun pessimismo, ma cruda realtà - del vissuto di ogni giorno.

«Salvi grazie all'export» è il leit motiv ricorrente (le quote di esportazione del prodotto variano ormai da un minimo del 50% fino a massimi dell'80%), perché le prospettive sul mercato italiano sono tutt'altro che rosee. A fare da corollario poi un poco piacevole elenco di problemi: burocrazia eccessiva, fisco elevato, contraffazione, accesso al credito. E l'Expo? «Non mancheremo di fare la nostra parte», anche se sull'argomento si preferisce glissare. «Contenti, ma non felici - dichiara Giorgio Benedetti dell'Acetaia Mussini, nell'analisi di un andamento generale del settore come pure del Salone - si ragiona per obbiettivi un mese dopo l'altro, facendo forte attenzione sempre su chi sono gli acquirenti».

Gli fa eco Enrico Zini della Compagnia del Montale: «Il controllo è indispensabile: con il propagarsi della crisi sono aumentate anche nel nostro ambito le truffe da parte di compratori che poi risultano inesistenti. Senza contare la concorrenza dei prodotti contraffatti: una piaga a tutti gli effetti per la quale serve maggiore tutela». Altro elemento che unisce più di un parere è l'eccesso di burocrazia: «Quella italiana è decisamente insormontabile - spiegano Erika Barbieri dell'Acetaia del Cristo e Giuseppe Rubini dell'omonima acetaia di Formigine - un ostacolo che frena le imprese e che va di pari passo con le difficoltà di accesso al credito», altro problema evidenziato a più riprese «che fa il pari - precisa Giacomo Cioni dell'Acetaia Paltrinieri - col calo dei consumi in Italia e la difficoltà di pagamento». Elementi che denotano un mercato interno letteralmente fermo: «La gente ama i prodotti modenesi, c'è un avvicinamento finalmente anche dei giovani, ma al momento del dunque i privati non acquistano o richiedono i prezzi più bassi», fa notare Elisa Fabbi (Acetaia Fabbi).

Va così in archivio anche il Salone del gusto 2014. Tra le note liete, la barra resta ferma nell'impegno a continuare a investire in promozione, ricerca e innovazione, come ha voluto precisare Francesco Leonardi della nota azienda agricola di Magreta e chi ha scommesso e puntato su una nuova attività: è il caso di Sara Boni di Tipica&Tonda - presente a Torino per la prima volta - che ha avviato una produzione di tigelle bio: attività che in due anni sta crescendo a doppia cifra.

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