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Dopo Farmacie si vendono azioni Hera?

di Davide Berti
Dopo Farmacie si vendono azioni Hera?

È l’altro tesoretto del Comune con il quale Muzzarelli potrebbe aumentare gli investimenti 2015. Primo obiettivo: il Sigonio

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E se dopo le Farmacie Comunali ci fosse anche Hera? È quello a cui il Comune sta pensando per “sfruttare” al meglio la finestra sul patto di stabilità “liberata” dal governo Renzi.

Di fatto cosa succede? Roma dà la possibilità di accrescere le capacità di spesa allentando lo spazio finanziario del patto, ma in conto capitale ora servono soldi veri se si vuole investire. E la decrescita imponente degli oneri di urbanizzazione impone che alla voce entrate, se davvero si vuole investire, ci siano voci “straordinarie”. Una possibilità, forse l’unica, è proprio attingere dai gioielli di famiglia. Procedimento che, se fatto con attenzione, può anche risultare virtuoso, ma non può valere per sempre. Farmacie ed Hera sono le uniche partecipazioni del Comune di Modena che garantiscono questa opportunità in termini economici, ma certamente non durano in eterno. Quello che è certo è che nel 2015 si potranno fare.

La legge di stabilità chiede ai Comuni un taglio ulteriore di 1,2 miliardi di euro ai propri bilanci. In cambio arriva una magra consolazione. Il disegno di legge offre, dall'altro piatto della bilancia, il taglio degli obiettivi da rispettare per il patto di stabilità 2015. La base di calcolo sarà rappresentata dalla spesa media 2010-2012, in cui comuni dovranno applicare il moltiplicatore 7,71 (invece del precedente 14,07) e le Province avranno un moltiplicatore del 7,83 (invece del 17). Una minore stretta che vale circa 3 miliardi ma sempre se i Comuni avranno in cassa denari da spendere.

Se per Farmacie il percorso deciso dal Comune è già chiaro - con l’operazione, che si concluderà nel febbraio del 2015, il valore nominale delle azioni passerà da 2 mila e 1.600 euro e al Comune, che possiede il 50,89 per cento delle azioni (6.361), verrà rimborsato il capitale equivalente per due milioni e 544 mila euro - per Hera è ancora tutto da tracciare. E non sarà semplice.

La partita è già sul tavolo di Muzzarelli, ma se il Comune di Modena vorrà trovare soldi, ad esempio, per garantire una volta per tutte l’operazione del nuovo Sigonio, non potrà esimersi da operazioni finanziariamente complesse tipo questa. Vendere azioni Hera, però, non è cosa da tutti i giorni. Si sta parlando di una società quotata in Borsa, c’è la Consob a sorvegliare il tutto, e i tempi sono lunghi. Per questo, entro l’anno, con Muzzarelli impegnato in prima persona sui conti del Comune, bisognerà scegliere che strada prendere.

In Hsst-Mo, la holding nella quale gli enti locali modenesi hanno conferito le loro azioni di Hera, sarà possibile l’ingresso di nuovi soci, anche non enti locali, senza venire meno al Patto di sindacato che garantisce la maggioranza pubblica del controllo di Hera e senza ridurre il ruolo di Modena nella multiutility esercitato attraverso Hsst-Mo.

L’attuale statuto di Hsst-Mo, che possiede 139,6 milioni di azioni Hera, prevede che le azioni della società siano suddivise in azioni ordinarie e azioni con diritto di recesso; tale suddivisione riflette la corrispondente distinzione delle azioni Hera, possedute da Hsst-Mo, fra azioni rispettivamente assoggettate (121,9 milioni) e non assoggettate (17,7 milioni) al sindacato di blocco con cui i soci pubblici di Hera, appunto, ne garantiscono la maggioranza pubblica.

Diceva Pighi esattamente due anni fa: «A quel punto i Comuni, in caso di necessità connesse al difficile andamento della finanzia pubblica, potranno anche prendere in considerazione l’ipotesi di vendere ad altri soggetti una piccola quota di azioni Hsst-Mo che limitiamo alla metà di quelle teoricamente vendibili: sei milioni sui 12,4 ipotizzabili. Per il Comune di Modena sono circa 4,4 milioni. Questo senza perdere il controllo pubblico su Hsst e senza alterare la quota di partecipazione di Hsst, cioè del territorio modenese, in Hera, dove il nostro peso n on cambierà». Chissà se sarà buon profeta...

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