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L’Ateneo del futuro Ora la lezione si fa senza... professore

di Marcello Radighieri
L’Ateneo del futuro Ora la lezione si fa senza... professore

Si chiama “Blecs” e prevede l’utilizzo di videoregistrazioni per arricchire e approfondire la materia di studio

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Una vera e propria “rivoluzione della didattica”. O almeno, così si presenta, sulla carta, la sperimentazione del “blended learning system” messa in campo dall’Unimore per l’anno accademico in corso. Una nuova metodologia di insegnamento che, affiancando lezioni “faccia a faccia” ad un uso sistematico dei mezzi digitali, si propone di aiutare sensibilmente lo studio universitario.

Una sorta di ibrido, che alterna i tradizionali insegnamenti in presenza a contenuti on-line quali videolezioni, registrazioni , “pillole di studio”; e che offre, in aggiunta, un vero e proprio «ambiente di interazione tra studente e docente», attraverso l’istituzione di un forum, una sorta di “aula virtuale” costruita al fine di instaurare un dialogo continuo tra le due parti. E’ questa, in breve, l’essenza dei “blecs” – termine che nasce dall’unione degli inglesismi “blended” e “courses”, a rimarcare il carattere miscelatore del metodo. Un’evoluzione del metodo didattico che coinvolge, ad oggi, quasi 2mila studenti – un decimo della popolazioni universitaria complessiva – per un totale di circa una quindicina di corsi (altrettanti saranno poi avviati nel secondo semestre).

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Si tratta, però, solo di un banco di prova, di «una fase di start up». L’obiettivo, infatti, resta l’estensione del metodo a tutti gli insegnamenti. Un disegno sistematico, insomma, che rappresenterebbe un “unicum” nel panorama italiano. L’ateneo modenese, infatti, è il primo ad adottare una riorganizzazione sistematica di questo tipo. Se è vero che di metodologia blended si parla ormai da un ventennio - e che nel sistema anglosassone tale modello rappresenta una realtà consolidata – è altrettanto vero che, nel nostro paese, ci si è limitati a poche sperimentazioni isolate. «La natura innovativa del nostro approccio – spiega in merito Tommaso Minerva, direttore del Centro E-Learning, organismo portante del processo riorganizzativo – sta nella sua struttura istituzionale», nell’obiettivo finale di adozione del nuovo metodo come “modus operandi”. Per il momento si tratta ancora di una sperimentazione, ma la via è tracciata e dall’Unimore mostrano ottimismo. «Non credo ci sia possibilità di tornare indietro», spiega Marco Sola, Delegato alla Didattica. «L’Unimore è un faro a livello nazionale». Anche perché gli studenti, per il momento, sembrano apprezzare. Stando ai risultati ottenuti da un questionario somministrato ad un mese dall’introduzione della nuova metodologia, circa 8 universitari su 10 nutrono forti aspettative. Secondo il Rettore dell’Ateneo, Angelo Andrisano questa metodologia «porterà indubbi benefici sul rendimento universitario dei nostri studenti e contribuirà a migliorare le già eccellenti performance di regolarità e impegno che hanno già raggiunto».

Ottimizzazioni, spiegano ancora dall’Università, che saranno rese possibili grazie alla maggiore flessibilità che permette agli alunni «di scegliere quando, come e dove studiare», favorendone così l’autonomia e la creazione di percorsi di approfondimento.

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