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«Expo, appalti e mafia? Certifica la prefettura»

di Carlo Gregori
«Expo, appalti e mafia? Certifica la prefettura»

Nonantola. La Grandedil, tirata in ballo dal pm milanese Boccassini, si difende: «Non potevamo sapere che due ditte del subappalto erano vicine ai boss»

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NONANTOLA. Il pm milanese Ilda Boccassini, parlando delle infiltrazioni mafiose nel cantieri per l’Expo, aveva puntato il dito sul caso del boss Galati che aveva “piazzato” due cognati incensurati a capo di ditte di costruzioni. Ditte poi finite in un subappalto gestito da Grandedil di Nonantola nell’ambito degli appalti Teem per la Tangenziale est esterna. “Ilda la Rossa” aveva dato una pubblica lavata di capo per questo reclutamento di due aziende, la Skavedil e la Edilscav, che avevano addirittura ottenuto il nulla osta della Prefettura per la White List. A lei replica la Grandedil di Nonantola che tra l’altro solo venerdì 24 ottobre ha ricevuto la conferma del rinnovo dell'iscrizione alla White List. Infatti, è importante ribadire che la Procura di Milano non ha nulla da contestare di penalmente rilevante all’azienda. Scrive il geometra Giovanni Coppola di Grandedil: «Sul cantiere Teem d i Milano non possono entrare società sprovviste di certificazione antimafia e, a tal proposito, viene consegnata la documentazione d i tutti i probabili fornitori o subappaltatori alla prefettura di Milano almeno due mesi prima dell'ingresso in cantiere per avere il nulla osta, se la stessa Prefettura di Milano non è in grado di verificare contatti malavitosi con le aziende a loro proposte non vediamo come possiamo noi, da Modena, conoscere eventuali parentele poco raccomandabili».

«Fra le centinaia di aziende con le quali abbiamo avuto rapporti di lavoro compare anche il nome di una società coinvolta nella inchiesta. Appena saputo della notizia ci siamo messi a disposizione per collaborare con gli organi inquirenti e per tutela abbiamo interrotto ogni rapporto con la medesima società, in attesa che ogni aspetto venga chiarito». Conclude il geometra Coppola: «Ribadiamo la assoluta estraneità ai fatti contestati sia della società che dei dirigenti e legali rappresentanti della medesima, comunicando che né la Grandedil né personale della medesima ha ricevuto alcun avviso di garanzia».

Riassumendo, la Grandedil ha subappaltato le opere per 450mila euro a una ditta risultante in regola per la prefettura di Milano con tanto di nulla osta. Niente di illecito, insomma, ma resta il problema di evitare gli stratagemmi legali che adottano i mafiosi per tenere sul mercato le loro aziende, soprattutto nei settori edile e costruzione.

Così dice anche il procuratore aggiunto di Modena Lucia Musti: «La White List è nata su presupposti importanti ma è vero che i requisiti di legge che vi stanno alla base possono venire aggirati dalle associazioni mafiose».

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