La figlia: «Per noi questo è un nuovo inizio»
Barbara Zanoli a Baggiovara: «Sono sollevata, finalmente abbiamo una risposta. Ora le indagini»
«La nostra è una angoscia che inizia alla mattina e non finisce alla sera. L’unica ipotesi che abbiamo scartato è quella degli extraterrestri, le altre ci rimbombano in testa, ci attacchiamo a qualche speranza, ci raccontiamo di possibili eventualità. Ma la certezza è una sola: nostro padre è scomparso la notte prima del suo sessantacinquesimo compleanno. Scomparso dall’ospedale, quando fuori la temperatura era sottozero e lui era seminudo. Aiutateci, indagate, non abbandonateci». Così’ Barbara Zanoli, dopo sette mesi dalla scomparsa di suo padre. Ieri Barbara, verso le 14 , era davanti alle camere ardenti, mentre gli investigatori terminavano gli accertamenti e le operazioni di recupero di suo padre dal cavedio.
Era col marito, la figlia e l’avvocato Muracchini che sin dall’inizio ha seguito il caso e la battaglia della famiglia: »Era proprio dall’avvocato per altre cose nostre- racconta- quando verso le 14 ci hano avvisato del ritrovamento. Mi si è aperto subito il cuore. Ci siamo precipitati qui, ci hanno riferito che sono ormai sicurissimi che si tratti di mio padre. Adesso mi faranno fare l’esame del Dna in modo da vedere la compatibilità, poi faranno l’autopsia. La fine di un incubo? Devo dire che adesso sono più sollevata. Almeno partiamo da una certezza e che quindi tutte le altre ipotesi sono da scartare, soprattutto quella dell’allontanamento volontario. Ora c’è un nuovo inizio. Bisognerà ricostruire, alla luce del ritrovamento, cosa è accaduto quella notte. Come ha fatto mio padre a raggiungere questi locali, se c’era il cantiere, se era protetto, se quella caduta si poteva evitare. Insomma, adesso si dovrà vedere , indagare su come sia stata possibile questa tragedia: è finita la fase di stallo in cui non c’era nulla, non si sapeva nulla perchè mio padre era misteriosamente scomparso e basta».
Un calvario di quasi tre anni in cui la famiglia nonostante mille difficoltà ha mantenuto sempre accesa la luce della speranza. «La più remota era di averlo ancora in vita. Ma su questo purtroppo ce ne eravamo fatti una ragione. L’altra speranza era quello di ritrovarlo prima o poi. Ora - spiega Barbara - dobbiamo aspettare l’esame del Dna e l’autopsia. Con le feste ci vorrà ancora qualche giorno. Poi ci sarà l’ufficialità e spero presto le nuove indagini».
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