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l'intervista

«Le coop devono sapersi ripensare»

di Stefano Turcato
«Le coop devono sapersi ripensare»

Il confermato presidente Lauro Lugli: «Legacoop si presenta all’assemblea di oggi con la volontà di rinnovarsi»

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“Ripensarsi” è il verbo attorno al quale Legacoop Modena e il suo presidente Lauro Lugli hanno gettato le basi per l’assemblea congressuale di oggi al Forum Monzani, la prima della lunga serie che condurrà al Congresso nazionale di dicembre a Roma. «Ripensarsi» nel senso di «saper andare oltre l’esperienza storica della cooperazione, che da strumento difensivo dei ceti sociali marginali evolve in un soggetto capace di mettere a punto un tessuto imprenditoriale e sociale proiettato nel futuro». Frasi significative, che introducono i lavori dell’assemblea e implicano anche un notevole sforzo di autocritica.

Lo stesso presidente Lauro Lugli, oggi candidato alla riconferma, sottolinea questo aspetto quando gli viene chiesto se “ripensarsi” non è solo necessario per reagire ai colpi di maglio della crisi ma anche per porre rimedio a scelte discutibili o errori commessi: «Attraversiamo momenti difficili per tutti - ammette Lugli - e sarebbe grave se anche il mondo cooperativo, che pure ha tanti pregi e tanti meriti, non avesse la capacità di evidenziare i propri errori e lavorare per rinnovarsi e superarli. Abbiamo scontato un deficit di efficienza organizzativa ma ora occorre svoltare attivando politiche industriali faticose ma che conducano a risolvere i problemi. Soprattutto nel settore della produzione lavoro, nelle costruzioni ci sono palesi segni di sofferenza e l’errore sta nel non avere capito in tempo quanto fosse importante puntare sulle reti di impresa, sulle aggregazioni, che è poi il tema su cui ora lavorare».

Qualche cosa in questo senso si comincia a intravedere.

«Certo. Un esempio virtuoso - risponde Lugli - lo abbiamo avuto di recente con la scelta di CoopLegno e Cormo di fondersi per dare vita a Open.co, cooperative che hanno avuto il coraggio di mettersi in gioco e unirsi per puntare a mercati esteri, esigenza più che mai impellente in quasi tutti i settori. Nei prossimi mesi vivremo ancora fasi difficili in comparti quali costruzioni e macellazione carni, ambiti in cui le difficoltà vanno a toccare un punto nevralgico, quello dell’occupazione, argomento per il quale chi vive nella cooperazione non dorme la notte per la preoccupazione di trovare soluzioni idonee. E quando si toccano i punti dolenti mi viene spontaneo ricordare ai soci delle nostre cooperative che devono abituarsi a svolgere un ruolo più attivo nei processi decisionali. Delegare troppo ai dirigenti non va bene, occorre essere sempre vigili, controllare e partecipare alle decisioni: devono farsi sentire di più dai loro dirigenti. Troppo spesso capita che i soci lascino mano libera alla dirigenza poi vengono in Legacoop a lamentarsi quando emergono problemi. Legacoop ha certamente potere di giudizio e di intervento ma quando i soci lo richiedono: è importante che non lo facciano quando è tardi per rimediare in situazioni particolarmente gravi».

Non solo errori, non solo problemi nel mondo cooperativo, il presidente, che ha trascorso una vita nella cooperazione, vuole sottolineare anche i tanti aspetti positivi.

«Il modello organizzativo di Legacoop - dice il presidente - funziona e intendo riproporlo all’assemblea dei soci». E a questo punto Lauro Lugli, 60 anni, molti dei quali vissuti nel Consorzio Cooperative Costruzioni prima di diventare presidente di Legacoop Modena e di Abitcoop, sottolinea di essere il primo presidente imprenditore dell’associazione dopo tante stagioni in cui l’ente era retto da funzionari.

«Ovviamente al mio fianco ho scelto un bravo direttore generale come Gianluca Verasani - sottolinea Lugli - e un valido staff per i settori ma il modello di organizzazione, lo ripeto, è valido e viene riproposto. C’è un Consiglio di presidenza efficiente che comprende il vicepresidente e tredici presidenti delle maggiori cooperative delle nostre aree, dirigenti, come Luppi e Zini, che ricoprono anche ruoli di vertice a livello nazionale a dimostrazione dell’importanza basilare del nostro territorio nella cooperazione italiana».

La forza di Legacoop e la sua capacità di coordinamento e controllo del variegato mondo cooperativo, emerge anche dai dati delle cosiddette coop “spurie”, quelle che si sottraggono ai doveri del rispetto delle norme in generale e dei diritti dei lavoratori.

«Nel facchinaggio, nella logistica - chiarisce Lugli - abbiamo 300 cooperative registrate, di cui 215 attive ma di queste solo 14 sono iscritte a Legacoop e quindi sottoposte al nostro controllo. Mi pare significativo. A questo riguardo devo ringraziare i sindacati perché stanno svolgendo un ruolo importante per smascherare chi non vuole stare alle regole e sostenere i lavoratori sfruttati. Faremo azioni forti e raccolte di firme contro queste realtà».

Giuliano Poletti da presidente di Legacoop a ministro del lavoro. Qualche momento di imbarazzo nelle coop, per esempio quando il governo vuole abolire l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori?

«Poletti ministro - rivela Lugli - per noi è stata una grande sorpresa. Ma il fatto che sia il nostro ex presidente non ci vincola in alcun modo. Vedremo nei fatti come sarà riformato il lavoro. Di sicuro non saremo d’accordo solo perché c’è Poletti al governo».

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