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«Quella grata sul tetto ci ha subito insospettiti»

«Quella grata sul tetto ci ha subito insospettiti»

Agenzia Sheridan: «Ai tempi del cantiere il cavedio poteva essere scoperto Abbiamo infilato un sondino e una telecamera». Il successo dopo soli 10 giorni

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«Abbiamo pensato di andare a cercare dove la logica escludeva ogni possibilità. Partivamo dall’impossibile scartando volta per volta tutto ciò che era ovvio, magari già considerato ed analizzato. L’impossibile e l’impensabile: dove nasceva il dubbio o il sospetto ecco che ci concentravamo nelle ricerche proprio in quel luogo. Così ci siamo fatti consegnare le planimetrie, tutte le mappe dell’ospedale, puntando soprattutto negli edifici, nei piani che si trovavano nelle vicinanze del reparto dove era ricoverato. Cunicoli, corridoi, pertugi, tubature. E alla fine ce l’abbiamo fatta, non è stato facile ma ci siamo ingegniati, abbiamo usato degli accorgimento tecnologici e anche tanto intuito».

Marco Malavolti, agenzia Sheridan, racconta come ha risolto il caso.

«Ci siamo messi all’opera, devo dire la verità, solo da una decina di giorni- Dell’accordo tra la famiglia Zanoli e l’Ausl per affidare l’incarico ad una agenzia di investigazioni private ne avevamo sentito parlare qualche mese fa, mi sembra prima dell’estate, forse maggio o giugno. A livello operativo, in sostanza, eravamo appena partiti. Come detto, avevamo le planimetrie. Abbiamo cercato i vari corridoi, i perimetri. Poi ci è venuto in mente di confrontare un prima e un dopo, cioè in quell’ala dell’ospedale, il corpo 8 dove sono le camere ardenti, c’era un cantiere e anche adesso c’è un piano ancora tutto da sistemare. Allora abbiamo considerato che alcune realizzazioni attuali tre anni fa non ci fossero o magari erano ancora in fase di realizzazione. Cosicché, dopo aver “rovistato” in altri cunicoli e altri spazi, abbiamo focalizzato la nostra attenzione su quel cavedio, la cui realizzazione doveva essere ancora terminata nel 2012. C’era un cantiere, si stava lavorando, accessi e spazi erano in divenire, c’erano ponteggi, porte non chiuse. Sopra, sul tetto, ad esempio poteva non esserci ancora la copertura, quella grata in metallo che c’è adesso. E Zanoli avrebbe potuto cadere dentro al buco. ».

«E così siamo andati sul tetto, abbiamo tagliato la grata e calato un sondino per scrutare all’interno. Qualcosa si vedeva ma non eravamo certi. Allora grazie a un nostro tecnico siamo riusciti a calare una telecamera ad alta definizione. Quella macchia scura che avevamo visto in fondo, a dodici ,metri in basso, praticamente al pian terreno, era un corpo, era un cadavere».

«Le immagini ormai parlavano chiaro. In fondo c’era un cadavere, era la persona che cercavamo. Anche perchè non ci sono altri scomparsi dall’ospedale di Baggiovara. Abbiamo così chiamato l’Ausl e le forze dell’ordine. Il industrio compito ora è finito. Noi siano intervenuti perchè incaricati dall’Ausl per indagare ed aiutare la famiglia. La nostra missione è stata compiuta». .)

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