«Il nostro impegno per proteggere terre e biodiversità»
L’associazione Foreste per Sempre ha ospitato Antonio Ruiz che si batte contro il progetto di un canale fra i due oceani
Preservare le foreste, prevenire i cambiamenti climatici, salvaguardare la biodiversità animale e vegetale, curare le riserve d’acqua e di ossigeno del pianeta. L’attenzione alle tematiche ambientali è costantemente al centro delle attività di Gev Modena - Foreste per Sempre, associazione oggi ancora una volta, impegnata nella protezione e conservazione della natura.
A preoccupare maggiormente i volontari in questo momento, è un progetto cinese che prevede la realizzazione in Nicaragua di un nuovo canale che dovrebbe congiungere l'Oceano Atlantico con il Pacifico, per permettere il passaggio delle grandi navi container in alternativa al canale di Panama. Il nuovo canale secondo alcuni studi scientifici indipendenti potrebbe devastare alcune delle aree più fragili e incontaminate del Centro America.
A guidare il movimento popolare nato contro la creazione del “Gran Canal”, è la Fundacìon del Rio insieme al suo presidente, Antonio Ruiz, ambientalista nicaraguense arrivato in questi giorni a Modena e ospite dell’incontro pubblico organizzato da Foreste Per Sempre per informare la cittadinanza sul rischio di una catastrofe ambientale.
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«Il nostro rapporto con Antonio Ruiz è nato nel 2002 - racconta Dario Sonetti, biologo e coordinatore responsabile di Foreste per Sempre - e da allora siamo sempre rimasti in contatto. Attivi ormai da vent’anni in Costa Rica, la nostra presenza in Nicaragua è invece iniziata solo dopo questo incontro e in seguito alla conoscenza dei progetti di conservazione ambientale portati avanti dalla sua associazione».
Da allora Foreste per Sempre appoggia infatti attività come la creazione di corsi di pittura con artisti provenienti dalla famosa scuola di pittura “primitivista” delle isole Solentiname e collabora alla protezione di una riserva presente lungo il rio San Juan: 120 ettari di foresta, ricchi di biodiversità, ma circondati da coltivazioni di palma da olio che ne minacciano la sopravvivenza. «Tuttavia - aggiunge Sonetti - la realizzazione della stazione biologica e meteo-climatica in Costa Rica ha assorbito in questi anni la maggior parte delle nostre energie, sottraendole al Nicaragua».
La situazione però, potrebbe cambiare, proprio a causa dei gravi problemi ambientali che si prospettano con la costruzione del nuovo canale. «Si tratta di un’opera immensa - denuncia Ruiz - che comporta un investimento da parte dei cinesi di 40 miliardi di dollari a fronte di una concessione gratuita per 120 anni: è un progetto totalmente a svantaggio dei nicaraguensi, nonostante venga proposto come un grande riscatto per il Paese, al momento tra i più poveri al mondo. Il canale sarà lungo 278 km che verranno scavati attraverso foreste, fiumi e laghi ed espropriando terre alle popolazioni indigene; in questo modo, 400mila ettari di zone umide e foreste pluviali tra le più ricche di biodiversità al mondo potrebbero essere devastate e fiumi e laghi, come il Cocibolca, il più grande lago di acqua dolce presente in Centro America, compromessi».
«Il progetto inoltre - specifica Sonetti - è privo di uno studio di impatto ambientale, documento invece fondamentale, considerando l’equilibrio estremamente delicato che l’ambiente naturale e finora incontaminato del Nicaragua presenta. Per tali motivi - conclude - e per difendere queste aree dove vivono splendidi mammiferi e specie a rischio di estinzione, l’associazione è decisa a lanciare un comitato italiano contro la realizzazione del canale e ad accordarsi con Ruiz riguardo alla nostra presenza sul posto già dalle prossime settimane».
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