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«Cave, le estrazioni andrebbero ridotte di almeno il 25%»

«Cave, le estrazioni andrebbero ridotte di almeno il 25%»

San Cesario. Le limitazioni del 2009 stanno per scadere Piccinini: «Insensato scavare 50 milioni di metri cubi»

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SAN CESARIO. I quantitativi di ghiaia da scavare continuano a creare polemiche a San Cesario. Ad attaccare è Sabina Piccinini, capogruppo della lista civica “Nuovo San Cesario”, che si chiede “Come è possibile prevedere, nonostante la crisi e le decine di migliaia di alloggi sfitti, di scavare 50 milioni di metri cubi di ghiaia? Il Piae (piano intercomunale attività estrattive) rischia di rivelarsi sovrastimato. A sentir chi ci governa la tutela del territorio è sempre una priorità: lo è per il sindaco di San Cesario, lo è per il neo presidente della Provincia. Volendo credergli, ci auguriamo che Provincia e Comune si fermino a riflettere su una pianificazione delle attività estrattive che rischia di rivelarsi sovrastimata rispetto alle effettive esigenze del territorio. Basti pensare che l’ultima pianificazione stima un fabbisogno di ghiaia superiore a quello previsto dalla Provincia di Bologna. Nel 2009, a pochi mesi dalle elezioni, in piena bufera da comitati “no cave”, la Provincia decise di congelare per tre anni il 25% della ghiaia pianificata. Come spiegò l’allora assessore provinciale all’ambiente, Caldana, “fra tre anni si torneranno a verificare i fabbisogni. Se saranno confermati, il 25% delle escavazioni verrà scongelato due anni dopo, altrimenti, perdurando la crisi dell’edilizia, si procederà con la variante per ridurre le previsioni”.

«Cinque anni - rileva la Piccinini - sono passati. Ormai, i bei tempi della bolla immobiliare con i suoi “magici” oneri di urbanizzazione sono finiti. Considerata l’ingombrante presenza di invenduto, a San Cesario il nuovo Psc non prevede nuove aree di espansione urbanistica. Opere pubbliche da tempo pianificate continuano a rimanere sulla carta, il Patto di Satabilità è come un capestro, i finanziamenti dello Stato sono in calo, realizzare oltre la normale amministrazione è sempre più dura. A fine anno scadranno i cinque anni previsti per la revisione della pianificazione delle attività estrattive: ci si chiede come sia possibile prevedere di scavare 50 milioni di metri cubi di ghiaia. Perché dunque non procedere con la variante prospettata dall’assessore Caldana nel 2009 e ridurre del 25% le escavazioni? Il consumo del territorio deve rispondere ai bisogni della popolazione o alle logiche di profitto? A chi giova, in tempi come questi, una pianificazione sovrastimata? In tante zone d’Italia - conclude la Piccinini - una pianificazione unicamente speculativa ha reso il territorio sempre più fragile: dalle nostre parti, in sede di revisione del piano delle attività estrattive, la Provincia starà dalla parte del più debole?».

Marco Pederzoli

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