L’ira dei giovani tecnici: «Meritiamo più rispetto»
Nel post sisma continua la diatriba tra i vecchi professionisti e i neo-arrivati Lorenzo Calanchini: «Siamo preparati e conosciamo le norme meglio degli altri»
Tecnici privati bulimici; no, ordinanze interpretabili oppure tecnici comunali lenti e senza conoscenze della materia. La diatriba sulla ricostruzione post-terremoto ormai vive sulla dicotomia pubblico-privato e lo scarico di colpe è ormai diventato norma, con ovviamente il cittadino (sfollato) vittima dello scontro. Ma negli ultimi giorni un altro fronte di dibattito ha preso forma e riguarda competenze e conoscenze che hanno i giovani professionisti, talvolta invisi ai “senatori”. Capita anche questo nella Bassa inginocchiata, ma Lorenzo Calanchini, 31enne ingegnere solierese, tenta di riabilitare la figura del giovane tecnico, incaricato di progetti complessi.
«Con ben poca sorpresa, purtroppo restano da fare ancora tante cose - scrive - Uno dei problemi più spinosi è a tutti gli effetti il conferimento dei fondi a privati e imprese che hanno subito danni. Le procedure burocratiche sono lunghe e spesso assai complesse; il corpo di Ordinanze emesse, molte volte soggette a repentine e non sempre comprensibili modifiche, di certo non aiuta. Senza contare che le amministrazioni si sono trovate letteralmente impreparate a fare fronte a un’emergenza e quindi hanno dovuto agire secondo la buona volontà.
In tutto ciò, è certamente importante capire in quale modo l'apparato tecnico a disposizione dei cittadini e delle imprese ha risposto alla “chiamata alle armi”.
Parlando da tecnico, è triste dire che lo scenario offerto dal mondo della progettazione si è rivelato in vari modi desolante. Senza voler dividere categoricamente tale mondo in “buoni” e “cattivi”, è comunque automatico considerare che per molti tecnici il terremoto ha rappresentato una forte occasione di lavoro, si direbbe quasi un “toccasana contro la crisi”. Sconsolante, ma vero. Il terremoto è da 2 anni a questa parte il pane quotidiano di molti professionisti che prima non lavoravano più, o quasi.
È doveroso tuttavia sottolineare come ci sia stata da parte di alcuni una vera e propria corsa all’accaparramento di incarichi, senza particolare considerazione circa le concrete capacità tecniche di portarli a termine, solo per “fare cassa”. Ciò ha determinato - e continua a determinare - una congestione delle pratiche presso gli Enti, con ritardi che pesano soprattutto sul cittadino, nonché con frequenti rigetti o decurtazioni dei contributi richiesti a causa di errori da parte dei tecnici, talvolta difficilmente giustificabili. Negli ultimi tempi ho letto critiche circa il coinvolgimento in prima persona dei tecnici di giovane età nell’ambito del sisma. Come tecnico giovane devo ammettere che certe considerazioni provocano malumore. Innanzitutto, perché sono totalmente ingiustificate: i giovani tecnici, nonostante la minor esperienza sul campo, sicuramente hanno dalla loro una forte preparazione sul fronte delle nuove normative in vigore e sulle tecnologie di recente introduzione (un esempio su tutti, l’utilizzo nei consolidamenti delle fibre di carbonio). C’è poi da tenere in considerazione che l’ambito normativo di formazione della categoria più giovane dei tecnici è proprio quello attualmente vigente. So di esprimere un'opinione che rischia di diventare subito impopolare. Tuttavia, non si può nascondere che l'ambito del post-sisma stia mettendo in luce molte delle criticità: innanzitutto, la presenza sul territorio di tante micro-realtà, ma di pochi studi veramente strutturati . Penso che prima ancora di additare le altrui responsabilità circa i ritardi degli iter burocratici e i rigetti delle pratiche, sarebbe opportuno che noi tecnici riflettessimo molto attentamente sulla nostra preparazione e sulla responsabilità del nostro ruolo in questo contesto».
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