«Amianto, resta molto da fare»
Il prof. Benedetto Terracini, premiato in città: «Rischi per chi ripara le tubazioni»
Nelle Giornate Ramazziniane di alcuni giorni fa, conferenza scientifica dedicata alle problematiche di sanità pubblica legate alle malattie ambientali e occupazionali, è stato premiato con il Premio Ramazzini 2014 il professor Benedetto Terracini, epidemiologo e biostatico, tra i primi a notare l’epidemia di tumori da amianto in Italia e primo a studiarne le cause.
Quando ha avuto inizio la sua attività di ricerca?
«Ho svolto la professione di patologo fino agli anni ’70, quando ho iniziato a interessarmi ai problemi di salute ambientale. Era da poco terminato il ’68 ed era forte la richiesta da parte di studenti e lavoratori in merito a un maggiore controllo dell’ambiente di lavoro. Non venni da subito a contatto con una situazione particolarmente grave, quanto piuttosto “ignorata”: mancavano studi specifici e nessuno se ne occupava. Persino il rischio da fumo di tabacco, oggi da tutti compreso, richiese tempo per venire accettato dall’ambiente medico italiano nella sua estrema pericolosità».
In merito all’amianto sono stati fatti passi avanti?
«L’amianto è stato bandito nel 1992. A fine anni ‘80 si calcolò che in Italia esistessero 30 milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto, ossia mezza tonnellata per italiano: numeri impressionanti. In questi 22 anni la bonifica è andata avanti molto lentamente e in modo molto disomogeneo tra regione e regione. Anche gli strumenti atti a raccogliere la documentazione su come procede la bonifica non sono soddisfacenti: alcune regioni, come ad esempio la Toscana, stanno facendo le cose molto bene, altre no».
Qual è il suo parere sulla presenza di fibre di amianto nell’acqua?
«È un problema frequente nel Paese: la quantità di tubazioni nelle quali scorre acqua potabile e che contengono amianto è di decine di migliaia di chilometri. L’evidenza che l’amianto bevuto faccia male è molto debole. Quello che preoccupa in questi casi è che le tubazioni tendono a sgretolarsi: ne consegue che i lavoratori che le riparano vengano esposti alle fibre d’amianto».
Valeria Cammarota
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