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Green economy, imprese modenesi in prima linea

Green economy, imprese modenesi in prima linea

Con 4mila 950 imprese attive in provincia siamo diciassettesimi in Italia e secondi in Regione. Buono anche il riscontro sul fronte occupazione

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Più di un’impresa su cinque dall’inizio della crisi ha scommesso su innovazione, ricerca, conoscenza, qualità e bellezza, sulla green economy. Sono infatti 341.500 le aziende italiane (circa il 22%) dell’industria e dei servizi con dipendenti che dal 2008 hanno investito, o lo faranno quest’anno, in tecnologie green per ridurre l’impatto ambientale e risparmiare energia. Un dato che sale al 33% nell’industria manifatturiera. Tra queste le imprese che operano nel modenese si mettono in buona evidenza. La nostra provincia è infatti diciassettesima a livello nazionale per numero di imprese in linea con i criteri "green" e seconda a livello nazionale.

Sono i dati di GreenItaly 2014 il rapporto annuale di Unioncamere e Fondazione Symbola che ricostruisce la forza e racconta le eccellenze della green economy nazionale.

LA SITUAZIONE IN EMILIA ROMAGNA

Con 29.480 imprese green l’Emilia Romagna conquista il terzo posto in Italia nella graduatoria regionale per numero assoluto di imprese che hanno investito tra il 2008 e il 2013, o investiranno quest’anno, in tecnologie e prodotti verdi.

Passando dal livello regionale a quello provinciale, è Bologna con le sue 6.690 imprese green la provincia più virtuosa dell’Emilia Romagna. Seconda Modena con 4.950 imprese green, terza Reggio Emilia a quota 3.260. Seguono Parma con 3.030 imprese green, Forlì Cesena a quota 2.810, Rimini con 2.440, quindi Ravenna 2.350, Piacenza 2.000 e Ferrara a quota 1.944. Da notare che le buone performance di Bologna e Modena si impongono anche a livello nazionale: Bologna è la nona provincia italiana per numero assoluto di imprese che puntano sulla sostenibilità e Modena è la diciassettesima.

Ma i primati della regione non si fermano qui: con 4.520 assunzioni non stagionali di green jobs previste dalle imprese per il 2014, l’Emilia Romagna è al quinto posto nella graduatoria regionale per numerosità di assunzioni verdi programmate entro l’anno. E Bologna, con 1.390 assunzioni previste, è quinta nella classifica nazionale delle province per numerosità di assunzioni non stagionali green. Bene anche Modena ( dodicesima con 840 assunzioni previste), Parma (580) e Reggio Emilia (570).

 

Quello improntato alla Green Economy  è un  orientamento che si rivela strategico, tanto che proprio a questo settore si devono 101 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 10,2% dell’economia nazionale, esclusa la componente imputabile al sommerso. Oltre alla ricchezza l’economia verde produce anche lavoro: già oggi in Italia ci sono 3 milioni di green jobs, ossia occupati che applicano competenze ‘verdi’. Una cifra di tutto rispetto destinata a salire ancora nel corso del 2014. Dalle realtà della green Italy infatti arriveranno quest’anno 234 mila assunzioni legate a  competenze green: ben il 61% della domanda di lavoro. Con i green jobs che diventano protagonisti dell’innovazione e determinano addirittura il 70% di tutte le assunzioni destinate alle attività di ricerca e sviluppo delle nostre aziende. Una percentuale da capogiro superiore addirittura al già alto 61,2% dello scorso anno.

 

Numeri alla mano risulta evidente che nel nostro Paese, come ci dicono Symbola e Unioncamere,  la green economy è già in movimento e sta contribuendo in modo determinante a rilanciare la competitività del made in Italy. Per questo, nonostante le difficoltà, dall’inizio della crisi  più di un’azienda su cinque ha scommesso sul green. Una propensione che abbraccia tutti i settori della nostra economia - da quelli più tradizionali a quelli high tech, dall'agroalimentare all’edilizia, dalla manifattura alla chimica, dall'energia ai rifiuti – e che sale nettamente nel manifatturiero, comparto in cui quasi un’impresa su tre punta sull’economia verde. Una scelta che paga: nella manifattura il 25,8% delle imprese eco-investitrici ha visto crescere il proprio fatturato nel 2013, mentre tra le non investitrici è successo solo per il 17,5% dei casi. Le imprese manifatturiere che fanno eco-investimenti sono anche più forti all’estero: il 40% esporta stabilmente, contro il 24% di quelle che non investono. Green economy significa anche innovazione: lo scorso anno il 30% delle aziende che puntano sul verde ha sviluppato nuovi prodotti o nuovi servizi, contro il 15% di quelle che non hanno imboccato la via della green economy. Innovazione, export e maggiore redditività si traducono anche in occupazione e maggiori assunzioni.  Ad oggi nell’intera economia italiana sono presenti quasi 3 milioni di green jobs, che corrispondono al 13,3% del totale nazionale. A cui si aggiungono le 50.700 figure professionali “verdi” e 183.300 figure che abbiano competenze green previste nelle assunzioni programmate dalle aziende dell’industria e dei servizi per il 2014. Nell’insieme si tratta di 234 mila assunzioni, equivalenti al 61% della domanda di lavoro.  Il ‘fattore green’ è determinante anche nello stimolare nuove assunzioni, il 26,6% delle imprese eco-investitrici prevedono di assumere nel 2014 contro il 12,1% delle non investitrici.

Non a caso, tra le tante aziende citate nella ricerca, molte hanno casa proprio in Emilia Romagna. Per la provincia di Reggio Emilia possiamo citare  il gruppo Landi Renzo: big della produzione di impianti GPL e metano per l’autotrazione che vanta uno dei reparti R&S più avanzati d’Europa nel settore delle alimentazioni alternative. Parma è rappresentata dalla Dallara, storica factory parmense specializzata in auto da corsa che collabora con la statunitense Global Caravan Technologies alla realizzazione del prototipo di CR-1 Carbon, un caravan monoscocca in fibra di carbonio. Una collaborazione conquistata grazie alla possibilità dell’azienda di Varano Melegari di costruire pannelli in fibra di carbonio di grosse dimensioni. La CR-1 avrà un peso base di circa la metà di un caravan tradizionale delle stesse caratteristiche e dimensioni. Questo risparmio di peso si trasformerà in un risparmio di carburante doppio rispetto ai concorrenti. Ha casa nel Bolognese, invece, Alce Nero che, con oltre mille produttori, è la più grande rete nazionale del biologico ed è presente in 14 Paesi, dove distribuisce i propri prodotti, dalla pasta al miele, dalla cioccolata all’olio. Infine ricordiamo la  System di Fiorano (Mo), che ha lanciato un nuovo ingegnoso sistema di packaging a basso impatto ambientale, utilizzabile in tutti i settori merceologici . Il macchinario trasferisce l’attività cartotecnica all’interno dell’azienda utilizzatrice e nei suoi 28 mq controlla l’intero processo di costruzione dell’imballo, gestendolo in automatico, velocemente, tagliando i costi fino al 70% e diminuendo l’utilizzo di materia prima fino al 60% rispetto alla scatola americana pre-assemblata.

Grazie anche alle realtà che puntano sull’efficienza, l’Italia vanta importanti primati sul fronte dell’ambiente a livello europeo. Siamo, ad esempio, una delle economie a minore intensità di carbonio dell’UE: per ogni milione di euro prodotto dalla nostra economia emettiamo in atmosfera 104 tonnellate di CO₂, contro i 110 di Spagna, i 130 del Regno Unito e i 143 della Germania. Non solo, siamo campioni europei nell’industria del riciclo: a fronte di un avvio a recupero industriale di 163 milioni di tonnellate di rifiuti su scala europea, nel nostro Paese ne sono state recuperate 24,1 milioni di tonnellate, il valore assoluto più elevato tra tutti i paesi europei (in Germania ne sono state recuperate 22,4 milioni di tonnellate). C’è anche questo dietro al fatto che l’Italia è uno dei cinque Paesi al mondo – assieme a Cina, Germania, Corea del Sud e Giappone - che vanta un surplus commerciale con l’estero di prodotti manifatturieri superiore ai cento miliardi di dollari.

 

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