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la polemica sul patrimonio degli ex ds

«Non daremo il nostro patrimonio a Renzi»

«Non daremo il nostro patrimonio a Renzi»

Il tesoriere è Onelio Prandini: «Venga qui che gli spieghiamo la storia delle case del popolo»

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Battaglia finale tra Renzi e le fondazioni ex Ds sul patrimonio immobiliare degli antenati del partito democratico? L’Espresso ha raccontato di una riunione per oggi al Nazzareno, convocata dal tesoriere nazionale, il deputato renziano Francesco Bonifazi. Il settimanale indica il tema di come riportare «sotto il controllo di Renzi il tesoro degli ex Ds, che dopo sette anni di vita del Pd ancora non è mai stato incamerato dal nuovo partito».

A modena si parla ancora più tranchant. «A Bonifazi non daremo un euro. I beni degli ex Ds sono degli ex Ds. Si finanzino con le loro cene vip, piuttosto. Cosa vuole Bonifazi? Lui è il tesoriere del Pd. Se ci viene a trovare glielo spieghiamo di persona. E, già che ci siamo, gli rinfreschiamo un pò la storia delle case del popolo...». Così dice Onelio Prandini, dirigente della “Fondazione Modena 2007”, costituita il 19 settembre 2007 dopo la fusione fredda tra gli eredi del Pci e i cattolici dell'ex Margherita, si tratta della cassaforte modenese del patrimonio Pci-Pds-Ds, che a livello nazionale è stimata in valore oltre mezzo miliardo di euro. «Sì, avevamo saputo della convocazione - sorride Prandini, già parlamentare comunista e presidente nazionale Legacoop che coi suoi collaboratori resta in trincea - La Fondazione di via Acqui, con i suoi cinque milioni di euro di immobili, è quarta in Emilia-Romagna per consistenza patrimoniale dopo “Fondazione 2000” di Bologna, “Bella Ciao” di Ravenna e il “Tricolore” di Reggio. Il grosso della fondazione modenese è gestito dalla società immobiliare Sim, una controllata del partito che amministra gli ormai 40 immobili rimasti a disposizione e, quasi tutti, affittati ad un canone politico per le sedi del Pd. La logica è quella del partito vivo che paga l'affitto ad un partito defunto, ma tant'è. «Non abbiamo opere d'arte - prosegue Prandini - Avevamo 60 immobili, ora sono 42, 43. Sul mercato di oggi non valgono molto, supereranno di poco i cinque milioni di euro. Abbiamo ceduto quello che non era considerato più di interesse. È stata venduta la casa del giovane, il vecchio edificio culturale di viale Fontanelli, mancano ancora 2,5 milioni di euro di debiti da saldare, ma tutto è alla luce del sole».

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