Gazzetta di Modena

Modena

Condannati per la morte di un bambino

di Carlo Gregori
Condannati per la morte di un bambino

Omicidio colposo per medico e tre infermiere. Il piccolo, 8 anni, colpito da un embolo a Oncoematologia del Policlinico

2 MINUTI DI LETTURA





La mamma di Alberto, Santa Napoli, l’aveva detto: «Me l’hanno ammazzato, devono pagare». E ieri, dal suo punto di vista, giustizia è stata fatta: il tribunale ha condannato una dottoressa e tre infermiere del reparto di Oncoematologia Pediatrica per omicidio colposo: in sostanza, non avrebbero curato in maniera corretta il loro figlio Alberto, morto a soli otto anni di embolia polmonare massiva. La tragedia avvenne nel marzo 2009 al reparto di Oncoematologia del Policlinico, fino ad allora considerato un’eccellenza sanitaria modenese, e fece perdere anche i lumi della ragione al padre Antonino, residente a Sassuolo con la moglie e altri tre figli, che andò in escandescenze per il dolore accusando i medici di aver ucciso il figlio. Un caso che fece scalpore.

Ieri pomeriggio il giudice monocratico Maria Cristina Bellentani ha ritenuto fondata la ricostruzione dell’accusa condannando a otto mesi di carcere la dottoressa Monica Cellini e le infermiere Simona Bruzzi e Cristina Lungo. Un anno invece alla terza infermiera, Nicoleta Ivan; una pena leggermente maggiore probabilmente in considerazione del fatto che era l’unica di turno quando il piccolo Alberto è morto tra le braccia di papà Antonino. La parte civile non si è costituita in questo processo. Infatti, la famiglia Napoli ha già ottenuto un risarcimento di 850mila euro. Dall’altra parte, il difensore di medico e infermiere, l’avvocato Andrea Mattioli, è già pronto a dare battaglia impugnando la sentenza davanti alla Corte d’Appello di Bologna perché ritiene che la ricostruzione dell’accusa non abbia fondamento, a di là di quanto emergerà dalle motivazioni che hanno portato alle condanne. Il piccolo Alberto stava male da tempo ed era stato visitato al Gaslini di Genova. Il 29 gennaio 2009 i genitori, allarmati dall’improvviso peggioramento, lo hanno portato al Policlinico dove è stato affidato alle cure di Oncoematologia pediatrica. Dopo un mese e mezzo di ricovero avvenne l’evento che portò alla tragedia. Gli venne infilato un catetere nella vena di una gamba. E quella gamba iniziò a provocargli forti dolori, tanto che se ne lamentava di continuo con i genitori fino alle sue ultime ore di vita. Tuttavia, ogni volta che i genitori facevano presente questo grave problema, i medici li tranquillizzavano dicendo che era tutto in ordine e non c’era da preoccuparsi Poi arrivò l’improvvisa trombosi venosa ai polmoni e il decesso. Trombosi che secondo l’accusa era riconducibile a quel catetere.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google