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I 40 immobili ex Ds che logorano il Pd

I 40 immobili ex Ds che logorano il Pd

Sedi di partito e locali sono il patrimonio della Fondazione 2007, ma non se ne parla di usarli per far rifiatare il partito

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È bastato ventilare l’ipotesi di un riequilibrio dei conti del partito andando a verificare la dote degli ex Ds per scatenare un autentico putiferio, politico e mediatico.

Modena ha guardato, più col sorriso sarcastico di qualcuno che con l’occhio interessato di chi vuole contribuire al dibattito. Qui, di fatto, nessuno vuole pensarci: il patrimonio ex Ds resta nella Fondazione Modena 2007. Il Pd, insomma, anche se in difficoltà, può aspettare. Ieri Onelio Prandini è stato piuttosto chiaro: «A Bonifazi non daremo un euro. I beni degli ex Ds sono degli ex Ds. Si finanzino con le loro cene vip, piuttosto. Cosa vuole bonifazi? Lui è il tesoriere del Pd. Se ci viene a trovare glielo spieghiamo di persona. E, già che ci siamo, gli rinfreschiamo un pò la storia delle case del popolo...».

Ma di cosa stiamo parlando? Cos’è che Renzi vuole portare sotto il controllo del Pd?

A Modena stiamo parlando di una quarantina di immobili, molti dei quali rendono un affitto. La maggior parte, però, sono affitti simbolici pagati dal Pd, il partito, alla Fondazione Modena 2007, che si “limita” ad incassare le quote per sedi sparse in tutta la provincia. Di sede ne ha una anche la Fondazione 2007 che, guarda caso, ha la sua sede in via Divisione Acqui, dove per tanti anni i Ds hanno avuto la sede del partito. E che, guarda caso, in campagna elettorale era diventato il quartier generale di Gian Carlo Muzzarelli. Segno che, volendo, tra Pd e Fondazione 2007 non c’è tutta questa distanza.

E così, in tempi di crisi per un Pd impegnato a salvaguardare il più possibile i suoi dipendenti ma con l’evidenza di una situazione in cui conti sono tutt’altro che rosei, c’è chi si chiede se questo modello possa funzionare ancora a lungo. Quello degli ex Ds è una cassaforte che pubblica tutti gli anni un resoconto finanziario. L’ultimo, quello del 2013, quantifica il patrimonio netto in un milione e seicentomila euro.

La fondazione di via Acqui, con i suoi cinque milioni di euro di immobili, è quarta in Emilia-Romagna per consistenza patrimoniale dopo “Fondazione 2000” di Bologna, “Bella Ciao” di Ravenna e il “Tricolore” di Reggio. Il grosso della fondazione modenese è gestito dalla società immobiliare Sim, una controllata del partito che amministra gli ormai 40 immobili rimasti a disposizione e, quasi tutti, affittati ad un canone “politico” per le sedi del Pd.

Il fronte ex Margherita, da qui la disputa, sembra essere più povero.

A Modena e provincia non ci sono più mattoni legati alla «balena bianca» da conferire, eventualmente, al Pd. Lo fanno sapere dalla Fondazione Sias, l'organismo di «Servizi, iniziative e attività sociali» legato agli ex Dc. La fondazione è nata nel 2009 «senza fini di lucro» nel solco della vecchia società Sias fondata nel 1955 da Ermanno Gorrieri.

Precisa parlando all’agenzia Dire Gian Carlo Succi, segretario della Fondazione Sias: «Nessun immobile legato al corso Dc-Popolari-Margherita è presente in provincia. Palazzo Europa, ad esempio, non c'entra nulla col partito. Gli ex Ds hanno ancora 42-43 immobili che non vogliono conferire al Pd? Sì, ho letto... Ma non ci sono proprietà “bianche” analoghe qui». Forse no. Quello che c’è è un partito che fatica e quando si parla di soldi, come nelle migliori famiglie, è più diviso che mai.

Davide Berti

@dvdberti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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