Gazzetta di Modena

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Rapinatore sequestra un ragazzo

di Alfonso Scibona
Rapinatore sequestra un ragazzo

Immigrato, già accusato di tentato omicidio in città, minaccia un 20enne reggiano e si schianta in auto

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Stava rientrando a casa. Aveva già posteggiato l’auto e si era incamminato verso il cancello quando all’improvviso un uomo lo ha sorpreso da dietro puntandogli un collo di bottiglia alla gola.

Inizia così, lunedì notte, l’incubo per un ragazzo di vent’anni di Reggio: sequestrato per ore da un malvivente, ferito e tenuto sotto la minaccia di quell’arma improvvisata. Fino a quando la vettura sulla quale viaggiavano è uscita di strada andandosi a schiantare contro un muro: la salvezza per il giovane, che è riuscito a fuggire a chiedere aiuto. Mentre il malvivente è stato arrestato: si tratta di un 27enne di nazionalità marocchina, El Mahjub El Gadaoui, già sottoposto accusato di tentato omicidio dopo che aveva tentato di investire un connazionale a Sassuolo nel novembre del 2012. Sono le 2.15 quando il giovane fa rientro a casa. Siamo nel quartiere Ospizio di Reggio, praticamente dietro lo stadio Mirabello. Il 20enne parcheggia la sua auto, una Mercedes, lungo la via. Poi a piedi si incammina verso il cancello di casa. È qui che lo sorprende alle spalle un uomo. Ha il volto coperto da un cappuccio. Gli punta al collo qualcosa di appuntito, provocandogli una ferita: poco dopo scoprirà che si tratta di cocci di vetro, del collo di una bottiglia infranta. Lo tiene stretto, lo minaccia. Gli dice di sbrigarsi, di prendere le chiavi dal borsello, di salire e mettere in moto. Gli fa appoggiare il telefono cellulare sul sedile a lato del guidatore. Lui, invece, si siede nel sedile posteriore, proprio dietro di lui. Dalla ferita al collo, intanto, il sangue inizia a sgorgare. Sotto la minaccia di quell’arma, terrorizzato dall’aggressione di quello sconosciuto, il giovane ubbisce. Mette in moto. Guida. Seguendo pedissequamente le indicazioni di quell’aguzzino sbucato chissà da dove.

Escono dal quartiere e l’uomo lo costringe a fermarsi a un bancomat. E a prelevare tutto quello che ha. Ma il giovane non può che procurargli che una cifra modesta: 60 euro appena, che ha sul suo conto. Poi la marcia prosegue sino a un distributore di benzina in zona San Maurizio. «Se mi denunci ti ammazzo» gli dice il marocchino. Che per dimostrargli di non temere niente a quel punto, sotto l’occhio delle telecamere di video sorveglianza della stazione di servizio, si abbassa il cappuccio. E gli mostra il viso. C’è spazio anche per un gesto forse più dettato dalla necessità che dalla compassione: gli appoggio il suo scaldacollo alla ferita, per cercare di tamponare il sangue che continua a sgorgare copioso. Quando è il momento di ripartire, stavolta è il marocchino a mettersi alla guida. Mentre il giovane viene fatto sedere accanto al posto di guida. A 150 chilometri di velocità, il marocchino si dirige verso la montagna, verso Carpineti. Ma arrivati in località Case dell’Oppio, nel territorio di Carpineti, il marocchino perde il controllo dell’auto e si va a schiantare contro un guardrail. Per il 20enne è la salvezza. Perchè trova nella disperazione, la forza di correre via. Davanti alla prima abitazione, si butta sulla porta, chiede aiuto. Gli aprono. Per lui è la fine di un incubo. Quando sul posto arrivano i carabinieri ascoltano la sua storia, registrando la descrizione del malviventi che intanto è fuggito.

I militari sospettano che possa trattarsi del 27enne che poco lontano da lì è colpito da un obbligo di dimora. Lo vanno a cercare e non lo trovano. Quando tornano, poco più tardi, c’è: si è tagliato i baffi, rispetto alla descrizione fornita dal 20enne, che intanto è andato all’ospedale di Castelnovo Monti per farsi medicare la ferita.

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