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IL LUTTO

Addio Vittorio Saltini una vita per gli ultimi

di Saverio Cioce
Addio Vittorio Saltini una vita per gli ultimi

Fu il fondatore nel 1993 della cooperativa Aliante dopo essere stato assessore in Provincia e segretario del Pci a Carpi. L’impegno per Arci e Rom

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Di lui anche i collaboratori più stretti fanno fatica a parlare al passato. Ora che Vittorio Saltini è scomparso lo ricordano con pudore, come accade quando si parla di un monumento vivente.

Lui, fondatore della coop Aliante e negli anni presidente del Consorzio Cooperative Sociali, non aveva mai smesso di andare a trovare le persone che lavoravano nei laboratori con i disabili psichici, i più disagiati che avevano trovato una chance dopo un esaurimento nella raccolta differenziata o avevano imparato un mestiere nuovo in uno dei centri di formazione professionale che aveva contribuito a fondare e formare. A 67 anni era tuttaltro che rassegnato e anche le cure pesanti che affrontava negli ultimi mesi non gli avevano rubato la voglia di progettare per il futuro, come ricorda che ha lavorato con lui sino all’ultimo.

«Vittorio non aveva una data di scadenza - ricorda una giovane collaboratrice - Vedeva avanti a tutti noi ed era sempre il primo a spronarci e a darci la carica per superare le difficoltà burocratiche o amministrative».

Già, chi avrebbe dato fiducia vent’anni fa a un matto che voleva dare lavoro ai matti? Eppure quella scommessa sociale e organizzativa nata giusto 21 anni fa sull’esperienza del Saltini amministratore pubblico e sulle spalle larghe dell’organizzazione di Legacoop, è diventata vincente. Come? Da sempre Aliante è stata un punto di riferimento obbligato negli appalti degli enti locali modenesi.

Anno dopo anno ha esteso il suo raggio d’azione fornendo soluzioni sia ai soci lavoratori che alle loro famiglie, passando dalle residenze protette per disagiati psichici alla formazione, alla gestione di asili, laboratori produttivi (come in Toschi e Unigrana), la pulizia, l’igiene urbana e la gestione del verde. A oggi sono 370 i lavoratori dell’Aliante di cui ben 200 sono persone svantaggiate.

A dire il vero il settore dell’emarginazione sociale e mentale è stato sempre al centro della sua attenzione sin da quando, a metà degli anni ’70, diventa il più giovane assessore della Provincia allora guidata da Sergio Rossi. Lo mandano ai servizi sociali e lui, come Basagli a Trieste e Tommasini a Parma negli stessi anni, va di persona a visitare le strutture che ospitano i matti da slegare, come recitava uno slogan dell’epoca.

Non aveva i pugni in tasca, ma le sue idee erano ben chiare. La sua fede politica nel Pci, respirata in famiglia da suo padre Agostino reduce dall’internamento nei campi di lavoro tedeschi e nel dopoguerra assessore a Carpi, lo fece avvicinare allo stesso partito di cui divenne segretario a fine anni ’70. All’epoca quel Pci carpigiano era una potenza anche dentro la federazione modenese; sino ai primi anni ’80, nella città dei Pio, il partito che guidava con mano ferma arrivò a toccare il 66% dei voti. «Altri tempi - ricorda Andrea Artioli, suo successore come segretario Pci a Carpi e poi assessore all’Urbanistica - la sua credibilità fece avvicinare giovani alla politica, come me, Marzia Gualdi, Milena Castellazzi e altri». Un’impegno lungo una vita continuato anche con Arci, Rom e immigrati per cui si spese moltissimo sin dai primi anni dell’emergenza con gli arrivi in massa.

La salma è esposta alle camere ardenti del Policlinico sino alle 14.30 quando verrà portata al cimitero di S.Cataldo dove si terrà un saluto nella Sala del Commiato.

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