Condannato lo stalker che la perseguitava
Due anni e 4 mesi a un trentenne che non aveva accettato la fine di una relazione e perseguitava la sua ex giorno e notte
La fine di una relazione fra trentenni che diventa l'inizio di un incubo per una donna: tre anni di «70 telefonate in un'ora, minacce, parole offensive ad ogni ora del giorno e della notte», di denunce, che non sembrano però fermare lo stalker. Il quale viene perfino arrestato in flagranza di reato sotto casa della sua vittima per aver violato il divieto di avvicinamento. Finalmente arriva il giorno del processo: il 4 novembre il tribunale di Modena ha condannato R.E. a due anni e quattro mesi. La storia è raccontata da Daniela Franchini, anche lei vittima per anni di stalking e ora delegata per l'Emilia Romagna e la Toscana di I-Care, associazione di supporto alle vittime di reato. Franchini parla di oltre dieci denunce della vittima, A.R., e di «raccolta delle prove» consegnate ogni volta con le denunce. «Allo stalker viene dato il divieto di avvicinamento alla vittima ed ai suoi familiari. Gli viene dato anche il divieto di comunicazione attraverso ogni canale, telefonico, internet. In ogni modo possibile. Ma lui non si ferma e viola il provvedimento. Era l'1 dicembre 2013 e lo stalker viene arrestato sotto casa della vittima in flagranza di reato. Finisce in carcere. Tre giorni "di vacanza" come la definisce proprio lui sui social network». poi R.E. «esce con un obbligo di dimora nel suo Comune. E l'escalation dello stalking continua sempre più intenso, sempre più violento. nulla sembra poterlo fermare» Poi, finalmente, il rito abbreviato davanti al giudice Eleonora Pirillo e al pm Marco Niccolini. Per lo stalker arriva la condanna a due anni e quattro mesi e la condanna al risarcimento delle parti civili: la vittima e I-Care erano assistite rispettivamente dai legali Roberta Mainardi e Leda Gjinaj. «E' una sentenza importante- commenta l'avvocato Mainardi- perchè applicando la legge si è interrotta una vicenda grave e che avrebbe potuto avere conseguenze anche più pesanti. un segnale anche per le vittime, perchè possono affidarsi con fiducia alla giustizia». Sulla stessa lunghezza d'onda Franchini: «una condanna che mette in evidenza che si deve denunciare, che si può credere in una giustizia vera, che applica quelle poche leggi a tutela delle vittime di reato. Una giustizia che, se vi è collaborazione tra le parti, porta la vittima, gia distrutta da un reato terribile come lo stalking, a non sentirsi uccisa anche da coloro che dovrebbero aiutarla», conclude.
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