È chiuso un negozio su quindici Ma c’è chi sta peggio di via Emilia
L’asse più “nobile” resiste a fatica, il problema sono sempre più le zone ai margini delle mura Vetrine abbandonate in San Francesco, Largo Garibaldi e anche corso Duomo soffre ancora
Dieci mesi dopo siamo tornati a percorrere via Emilia Centro con l’occhio del commerciante e la situazione non è cambiata di molto. Un timido segno di miglioramento, solo numerico, ma il problema non è in via di soluzione, si è solo spostato. I negozianti provano a resistere, investono, ci credono, fanno sacrifici, ma il contesto generale non aiuta.
Già, perché se a gennaio tredici vetrine erano chiuse e cinque in via di trasferimento, oggi la situazione è di poco cambiata: i negozi chiusi sono undici, due promettono di lasciare l’asse centrale della città subito dopo il Natale, non si può certo dire, anche se il saldo è minimamente positivo, che la via Emilia tra le mura della città sia oggi più rigogliosa. C’è poco da stare allegri ma, come spesso succede in queste situazioni, ci si guarda intorno e si vede che c’è chi sta peggio. Non vuole essere una consolazione, ma semplicemente il quadro aggiornato di un problema, quello degli esercizi che chiudono in centro storico, che ha già visto quaranta cessazioni nel 2013 e il 2014 non sarà certo un anno da incorniciare.
I numeri dicono questo: 147 negozi lungo via Emilia Centro, 59 scendendo da Largo Garibaldi sul lato destro e 88 risalendo con partenza da Sant’Agostino. Di fatto il 10 per cento continua a mostrare segni di sofferenza, un negozio su quindici è chiuso.
C’è, insomma, chi fa di tutto per non abbandonare la via Emilia, ormai l’unica certezza di un passeggio continuativo. E di questo se ne stanno accorgendo anche altri pezzi di centro che, piano piano, vedono vetrine sempre più tristemente chiuse. Un esempio? La zona di San Francesco, proprio di fronte alla banca Popolare dell’Emilia Romagna. Venendo dai Viali, fino alla piazzetta, sul lato sinistro sei attività su nove sono chiuse: troppe. Anche perché, subito dopo, si apre una zona riqualificata, dove hanno aperto attività interessanti e anche creative che “ci hanno messo del loro” per investire sul centro storico.
Ma il problema è a macchia d’olio all’interno delle mura del centro storico. Non a caso le zone che soffrono maggiormente sono ai margini del centro: lungo l’asse centrale della città Largo Garibaldi da una parte e dall’altra le vetrine che vanno da piazza Matteotti a piazzetta Muratori scendendo verso Sant’Agostino.
Non c’è via laterale o strada secondaria che non soffra: l’ultimo esempio è la chiusura di una storica bottega in via Università, ma più ci si allontana dalla Ghirlandina, più aumentano le vetrine desolate.
Un problema restano ancora le piazze sulle quali sono tramontati i progetti di riqualificazione, basta guardare piazza Matteotti per rendersene conto. Un po’ meglio va in piazza Mazzini, dove negli ultimi mesi si sono ridotti i negozi sfitti.
Anche i portici di Corso Duomo continuano a vivere la loro piccola crisi, con due vetrine ormai abbandonate da mesi.
Un quadro preoccupante era stato dipinto anche nei giorni scorsi da Confesercenti, con un’analisi sull’occupazione nei primi nove mesi.
Turismo e pubblici esercizi rappresenta il settore che più di ogni altro denota forte sofferenza occupazionale. Il calo degli occupati, risulta drammatico: -19,8% nei primi nove mesi del 2014 rispetto lo stesso periodo del 2013. Pesano in questo greve arretramento le mancate assunzioni stagionali tipiche nel periodo estivo con l'apertura dei dehor. Quest'anno invece, complice la crisi, il personale già in forza è bastato a soddisfare una clientela sempre più scarsa. Inoltre il settore è caratterizzato da picchi lavorativi non programmabili (specie nei ristoranti) coperti in passato da tipologie contrattuali flessibili, a cui gli imprenditori quest'anno hanno dovuto rinunciare.
Male anche l’alimentare. Anche in questo settore il periodo gennaio/settembre 2014 è stato caratterizzato da una diminuzione degli occupati rilevante: -9,5%. Questo dato è innegabilmente determinato dal calo dei consumi e conseguentemente del fatturato delle imprese, che da tempo ormai colpisce anche il settore alimentare, in particolare le imprese operanti su piccole superfici. Inoltre il settore sconta un progressivo ridimensionamento delle attività, sempre più costituite dal solo titolare e che raramente risulta affiancato da collaboratori familiari.
Non c’è pace nemmeno per l’extra-alimentare: -7,7% l'occupazione in quest'ambito, influisce anche qui il calo dei consumi che solo Natale potrà eventualmente invertire.
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