«Giovani, almeno voi superate i pregiudizi verso gli stranieri»
«Voi giovani siete la nostra speranza, ma avete anche responsabilità». Marco Cattini, storico di Carpi, ha esortato gli studenti del Sacro Cuore, del Sigonio e del Cattaneo ad abbattere i pregiudizi...
«Voi giovani siete la nostra speranza, ma avete anche responsabilità». Marco Cattini, storico di Carpi, ha esortato gli studenti del Sacro Cuore, del Sigonio e del Cattaneo ad abbattere i pregiudizi contro gli immigrati. L’ex docente della Bocconi ha preso la parola al Teatro Sacro Cuore durante il primo incontro di Caminantes, ciclo di appuntamenti su storie di migrazione. «Da vent’anni a questa parte entriamo in contatto con persone che vengono da luoghi molto diversi - ha ripreso Cattini, in passato interessatosi alle candidature ai Nobel per l’Economia - che giungono in cerca di lavoro, o perché fuggono da guerre civili o da Paesi in cui non c’è libertà di pensiero e di parola. Sono persone con un’altra cultura di cui non sappiamo nulla perché non comunichiamo, credendoci superiori». Il professore ha esordito con un excursus storico sul colonialismo, a partire dai fenici. Il nucleo dell’intervento ha riguardato le emigrazioni verso gli Usa nel XIX secolo. «Quarantadue milioni di persone hanno cercato fortuna negli Stati Uniti - ha ricordato Cattini - soprattutto britannici, irlandesi o italiani». Non accogliere i migranti oggi è un modo per dimenticare di esserlo stati ieri. Se allora erano soprattutto contadini e allevatori coloro che partivano in cerca di fortuna, nel XXI secolo non è più così. Non lo è in uscita, con tutti i giovani italiani che partono «e dopo sei mesi sono già tutor universitari o comunque trovano un lavoro». Non lo è nemmeno in ingresso. «Per noi è normale che gli islamici siano tutti potenzialmente pericolosi - ha ripreso Cattini - o che le donne in cerca di lavoro siano badanti o babysitter. Non sappiamo che in media gli immigrati hanno un livello d’istruzione nettamente superiore al nostro. Abbiamo fior di medici che si adatta a fare da infermiere o a pulire gli ospedali. C’è un potenziale grandissimo che teniamo a distanza e discriminiamo. Li vediamo come alieni minacciosi, potenzialmente criminali: è assolutamente folle per la comunità modenese e quella italiana». «Fino agli anni Ottanta siamo stati migranti - ha ricordato il sindaco Gian Carlo Muzzarelli, ex studente dell’istituto Sacro Cuore - non perdiamo le radici storiche e culturali. Come metodi i “liberi tutti” o il “bastonate per tutti” non vanno bene. Sforziamo di riconoscere i ragazzi nati in Italia». Il direttore dell’istituto, padre Giuseppe Bertinato, ha invitato i giovani a «togliersi i sandali per incontrare gli altri». «Il ciclo non affronta i migranti con tono paternalistico - ha concluso Stefania Montauto, organizzatrice del ciclo - ma analizza la ricerca di ogni essere umano in quanto viandante». Oggi nuovo appuntamento con “Minori stranieri non accompagnati nella regione Emilia Romagna”. Alle 10 interviene padre Giuliano Stenico, sempre al Teatro Sacro Cuore.
Gabriele Farina
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