«Delitto Urbaniak, il Dna inchioda Santos»
Le motivazioni della Corte d’assise d’Appello: «Determinanti le analisi sulle tracce biologiche»
VIGNOLA. Celio Silva Santos è lo stupratore e omicida di Anna Teresa Urbaniak, la badate polacca assassinata e gettata nella boscaglia del Percorso Sole di Vignola il 29 aprile 2011. La Corte d’assise d’Appello ne è talmente certa che in giugno ha confermato al sentenza di ergastolo e isolamento diurno per il brasiliano, la stessa già stata comminata dalla Corte d’Assise di Modena presieduta dal giudice Eleonora De Marco. Le motivazioni ora sono state rese note e puntano sulla pretestuosità e le incongruenze dei rilievi, secondo la corte di secondo grado, addotte dal difensore di Santos nell’impugnare il primo grado.
Secondo i giudici di Bologna, infatti, tra i vari argomenti addotti dall’avvocato Claudio Defilippi c’è la contestazione della espressione “verosimile certezza” riguardante l’analisi del Dna tra il sangue sulla lama del coltello trovato a Santos e le tracce biologiche sul corpo della vittima. Secondo i giudici, al contrario, la difesa contesta una pura espressione retorica: il profilo dello stupratore e assassino della povera badante è quello sia sul sangue della lama che sul corpo «ed è ascrivibile a Santos con un indice di dieci alla tredicesima di probabilità, cioè che tale attribuzione è 100mila miliardi è più probabile di quella ipotizzabile ad altro soggetto, al di là di vuoti giochi verbali, è certa». Respinti anche per i sospetti seminati dalla difesa sul famoso nordafricano, Mohamed Hachane, risultato irreperibile che avrebbe prestato il coltello con il sangue proprio il giorno del delitto. Secondo i giudici «si tratta di una pura costruzione di fantasia priva di fondamento e di logica che non spiega la presenza del proprio Dna frammisto a quello della vittima, sull’arma». Inoltre la Corte contesta l’affermazione che la Uraniak fosse consenziente.
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