In Tribunale slitta il “sequestro” ai Baglio
Ieri in Tribunale a Modena si è discusso per la terza volta della applicazione di una misura di prevenzione - all’inizio si era parlato di sorveglianza speciale, poi di una forma di blocco dei beni...
Ieri in Tribunale a Modena si è discusso per la terza volta della applicazione di una misura di prevenzione - all’inizio si era parlato di sorveglianza speciale, poi di una forma di blocco dei beni - a carico di Rocco Antonio Baglio, il 72enne di Fiorano originario di Polistena, ex soggiornante obbligato a Modena e considerato a suo tempo referente nel modenese di una cosca ('ndrina) calabrese.
Il provvedimento era stato richiesto a gennaio dalla direzione investigativa antimafia di Roma. All’epoca si era tenuta la prima udienza, perché il Tribunale di Modena aveva deciso per un confronto tra le parti. Così il pm della Dda di Bologna Enrico Cieri aveva sostenuto l’adozione della misura, mentre a difendere
Baglio da un nuovo provvedimento restrittivo c'era l’avvocato Paolo Petrella.
In quella sede c’era stato un rinvio, così come ad una seconda udienza. Ieri si è tenuta la terza e, come precisato dall’avvocato Petrella, è seguito un nuovo rinvio al prossimo anno, per consentire ai magistrati di esaminare anche la mole di carte difensive che sono state presentate.
A destare nuovi sospetti della Dda e della Dia sulla famiglia dei Baglio (Rocco risulta intestatario di ben pochi beni) un tenore di vita al di sopra delle presunte possibilità, dal 1981 al 2012.
Nel 20 12, ad esempio, a fronte di dichiarazione dei redditi da circa 49mila euro, avevano fatto registrare acquisti per quasi 140mila.
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