Gazzetta di Modena

Modena

I sindacati dei comunali

«Ok al centro unico ma senza aggravi»

I sindacati guardano positivamente alla “rivoluzione” che coinvolgerà una novantina di dipendenti comunali (circa un terzo del totale) dei settori restauro, cultura e commercio e promozione turistica:...

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I sindacati guardano positivamente alla “rivoluzione” che coinvolgerà una novantina di dipendenti comunali (circa un terzo del totale) dei settori restauro, cultura e commercio e promozione turistica: verranno riuniti sotto il centro unico di promozione al palazzo ex pretura.

Tuttavia, non manca preoccupazione per il possibile aumento nella mole di lavoro dei dipendenti, concomitante ad un blocco dei turnover che impedisce nuove assunzioni.

Questo, in sintesi, l’esito dell’incontro che si è svolto martedì in Comune tra la Funzione Pubblica di Cisl e Cgil e i dirigenti comunali Enrico Piva, Giovanni Gnoli, nonché il segretario generale Anna Messina. «Accogliamo con piacere il Centro unico di promozione – spiega Fabio De Santis, della Cgil – e auspichiamo che sia un progetto di lungo respiro. Ciò non risolve, però, la carenza di organico in Comune e abbiamo auspicato una condivisione di processi decisionali, aspetto che ci è stata assicurato. Faremo altri tavoli in cui entreremo nel dettaglio del progetto: vorremmo capire, ad esempio, com’è strutturata la nuova sede. Lunedì faremo un’assemblea dei settori interessati».

Sulla stessa lunghezza d’onda Cesare Tommasini, Fb Cisl. «Dentro all’ex pretura andranno 41 dei 90 dipendenti del centro unico – spiega – probabilmente gli altri rimarranno negli attuali istituti. Possibile poi, che vengano dismessi edifici ora in affitto, come gli uffici di via Peruzzi, mentre lo spazio che verrà liberato di via Manicardi potrebbe essere occupato dall’anagrafe. Approviamo l’iniziativa e la volontà di tenere in Comune l’attività amministrativa in ambito culturale è un segnale che si vogliono confezionare direttamente qui nuove iniziative e non acquistarle all’esterno. Tuttavia, la mia paura principale è che gravi sui dipendenti un carico di lavoro che non riescono ad adempiere. E che sia un tentativo per fare crescere la macchina senza personale e senza soldi».

Serena Arbizzi

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