Tizian, un romanzo racconta la nuova mafia
Uscita la terza opera del giornalista si intitola “Il clan degli invisibili” e oggi alle 15,30 sarà presentato alla Feltrinelli Parla della ’ndrangheta del terzo millennio: i suoi intrighi, gli affari, le complicità
È uscito in libreria il nuovo libro di Giovanni Tizian, il giornalista da quasi tre anni sotto scorta per le inchieste, pubblicate dalla Gazzetta di Modena, sulle infiltrazioni mafiose in Emilia-Romagna. Dopo “Gotica” e “La nostra guerra non è mai finita” - inchieste sugli affari delle cosche al nord - questa volta Tizian sceglie la forma del romanzo per descrivere la realtà della ’ndrangheta.
Una realtà che il giornalista, oggi al settimanale L’Espresso, conosce bene, sulla propria pelle: suo padre, bancario, venne ucciso in Calabria negli anni Ottanta; lui stesso è stato minacciato di morte per le inchieste sul gioco d’azzardo in mano alla criminalità organizzata. Si intitola “Il clan degli invisibili”, edito da Mondadori nella collana “Strade blu” (171 pagine, 17 euro) e verrà presentato dall’autore stesso oggi alle 15.30 alla libreria Feltrinelli, in via Cesare Battisti. Il romanzo inizia con la descrizione di sei ragazzini che giocano nella piazza di San Michele, calciano la testa mozzata del rampollo della famiglia loro avversaria, “trofeo di guerra” conquistato a colpi di mitra durante l'ultimo atto della faida tra i due clan del piccolo borgo appollaiato sulle colline che poco più su diventano i boschi dell'Aspromonte.
Quei “bravi ragazzi” sono la nuova generazione di 'ndraghetisti destinata a conquistare presto il mondo a suon di cocaina e denaro sporco. Tizian li descrive nella loro parabola umana e criminale, con un tocco - neanche tanto velato - autobiografico: tra i protagonisti c’è un giovane giornalista cresciuto nelle cronache locali. Proprio come, nella realtà, è successo a Tizian Dieci anni dopo la macabra partita, i “bravi ragazzi” hanno preso strade diverse. Chi è stato inviato a Dubai. Chi a Bogotà.
Chi vive a New York. Chi si è trasferito a Milano, chi a Marsiglia e chi invece è rimasto nel cuore del feudo governato da oltre un secolo dai loro padri e prima ancora dai loro nonni, padrini vecchio stampo, violenti e assetati di soIdi proprio come i nuovi principi. All'apparenza lontani da loro, di fatto vicinissimi. Perché da sempre è da quei luoghi che partono ordini, direttive; lì vengono intavolate trattative e decisi nuovi business. Sulle loro tracce ci sono due giornalisti: un giovane cronista passato dalla cronaca locale a quella nazionale e il suo capo e maestro. Seguono da tempo una pista investigativa molto rischiosa. Hanno individuato i loro referenti nella politica, nei servizi segreti e nella massoneria. Personaggi insospettabili che garantiscono l'impunità ai “bravi ragazzi” di San Michele.
E hanno trovato anche collegamenti con i “manager” delle altre mafie, campane e siciliane, con cui si incontrano a Milano e in giro per il mondo. I due cronisti capiscono fin da subito di avere a che fare con qualcosa di molto diverso dalla solita organizzazione mafiosa, qualcosa che assomiglia piuttosto a una holding economica e finanziaria. Gestita da supermanager del crimine, attenti a non dare troppo nell'occhio. Un avvincente racconto, quello di Tizian, a metà fra la fiction e l'inchiesta nel mondo della 'ndrangheta.
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