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Varechina: non si esclude il sabotaggio

di Carlo Gregori
Varechina: non si esclude il sabotaggio

Insospettisce l’altissima concentrazione di veleno. La Procura indaga a tutto campo, dalla produzione alla distribuzione

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La Procura annuncia indagini a tutto campo sul grave caso di avvelenamento per una sorsata di varechina bevuta da una bottiglietta d’acqua presa al distributore automatico. La bottiglietta è stata sequestrata come tutto lo stock dentro il distributore automatico nell’ufficio postale del Cpo in via delle Nazioni (estraneo al caso) e anche l’intero lotto della casa produttrice. Ma questo è solo un aspetto, come ha spiegato il procuratore capo Vito Zincani: «Si tratta di un caso particolare e non trascureremo nessuna pista. Il punto che insospettisce è l’alta concentrazione di varechina in una sola bottiglia. Vedremo se ci sono tracce anche in altre bottiglie del lotto ma già ora si può dire che quella bottiglia induce a pensare anche a un caso di manomissione o persino di sabotaggio». Stando al racconto di M.M., 56 anni, dipendente postale addetto allo smistamento, nella notte del 30 ottobre ha selezionato l’acqua minerale dal distributore e, come in un lotteria infernale, è uscita quella bottiglia piena di varechina. Sono bastate una sorsata e la zaffata acre e riconoscibile per fargli capire che il liquido che aveva pena bevuto era varechina. Infatti l’uomo è stato ricoverato subito e per alcuni giorni al reparto di Medicina Interna Area Critica del Policlinico dove i medici lo hanno salvato. Ora M.M. è stato dimesso ma resterà ancora in convalescenza. Intanto è già stato sentito dalla Squadra Mobile della polizia. E il suo racconto non lascia intendere altro che sia stato il caso a far sì che fosse lui a bere da quella bottiglia.

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La bottiglia pare fosse perfettamente sigillata, stando al racconto della vittima. Quindi le ipotesi investigative devono per forza allargarsi al distributore e al produttore. Il sospetto che la varechina sia stata inoculata dolosamente da un sabotatore riguarda perciò l’intera filiera. A chiarire questo aspetto saranno comunque le analisi di laboratorio che verranno affidate alla Scientifica: si dovrà stabilire con precisione se la bottiglia o il tappo presentino forellini da siringa. Se non ci fossero, diventa chiaro che la varechina è stata inserita, più o meno volutamente, durante la fase produttiva.

«Consideriamo anche l’ipotesi che la varechina sia entrata durante una fase di lavaggio della bottiglietta - ha spiegato Zincani - ma francamente la concentrazione rilevata e che ha avvelenato la vittima è tale che non si può pensare a residui di lavaggio. In ogni caso aspettiamo le analisi di laboratorio per dare un indirizzo più preciso alle indagini». Del caso si occupa il sostituto procuratore Claudia Ferretti.

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