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in cassazione

Finti casalesi, pene confermate

La sentenza per la banda che millantava l’appartenenza al clan

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La Corte di Cassazione ha confermato l’altro ieri le condanne per la banda di uomini della Bassa, che aveva taglieggiato cinque imprenditori, l estorcendo loro circa 50mila euro.

Il tutto evocando per le vittime il Clan dei Casalesi, ai quali il gruppo dichiarava di essere affiliato. Agiva soprattutto nella Bassa, ma le indagini dei carabinieri sono partite nel luglio 2011 dopo la denuncia di un imprenditore campano che lavora nel distretto sassolese. In manette erano finiti Antonio Corvino, disoccupato di Cavezzo tornato in paese; Renato Corvino, disoccupato di Cavezzo che abita a Disvetro con la famiglia e che era già stato arrestato nel 1994 per un tentato omicidio; Biagio Del Prete, 58 anni, di Finale, già arrestato per essere considerato un affiliato e picchiatore; Angelo Lanno, commerciante 36enne di Novi; Luigi Melucci, artigiano 45enne di Mirandola. Con loro anche un artigiano di Carpi. Raggiunsero in carcere Enrico Palummo, 25enne di Soliera e Francesco Pellegrino, disoccupato 58enne di Modena.

L’operazione venne definita “Mosaico” e l’accusa fu da subito estorsione e rapina aggravate dal “metodo mafioso”. A Corvino era stata anche sequestrata una pistola replica autentica di una Beretta 92.

La prima denuncia fu di un imprenditore di Sassuolo originario della Campania che, a luglio 2011, conobbe Francesco Pellegrino al mare.

Ne nacque una collaborazione lavorativa. Pellegrino, però, ad un certo punto cambiò atteggiamento: iniziando a chiedere soldi all'amico, fino alla richiesta di tanti soldi per le famiglie dei camorristi in carcere a Caserta. Dalle indagini emersero così nomi e metodi dell’organizzazione, che recuperava crediti e si faceva consegnare soldi con minacce di stampo camorristico. La vicenda si è trascinata fino in Cassazione, dove la II sezione ha confermato le condanne precedenti, da 2 a 4 anni e messo, pene più alte per Palumbo e Del Prete.

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