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Islam, i sogni dei giovani: «Moschea e più politica»

di Rino Filippin
Islam, i sogni dei giovani: «Moschea e più politica»

I figli degli immigrati riuniti in un circolo puntano ad avere più peso in città Nel futuro l’ingresso in Consiglio comunale e un incontro con il vescovo Cavina

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Una nuova moschea, un incontro con il vescovo Cavina e un torneo sportivo con le parrocchie. Sono i sogni che si augurano di realizzare al più presto gli iscritti alla Gioventù Musulmana di Carpi. «Per adesso - dice Ossama El Hamriti, 21 anni, nato a Carpi da genitori marocchini - siamo in 40, ma il numero sta crescendo rapidamente. Vogliamo essere più presenti nelle decisione politiche della città ed essere percepiti per quello che siamo: una forza religiosa che vuole la pace e buoni rapporti tra le persone».

Il torneo di calcetto con gli scout e l’incontro con il vescovo forse si avvereranno entro breve, ma la moschea...

«Noi preghiamo in via Unione Sovietica e gli incontri li teniamo in una stanza collegata. Lo spazio è ristretto e i costi per la nostra comunità sono elevati. Noi, a differenza della Chiesa cattolica, paghiamo le tasse sul nostro luogo di culto. Abbiamo già chiesto al sindaco di accordarci uno sconto: in fondo non siamo qui a fare affari, ma a pregare e fare del bene. L’ideale sarebbe avere l’autorizzazione a trasferirci in uno stabile più grande, magari in uno dei tanti edifici industriali sfitti».

Il sindaco le ha dato qualche possibilità in tal senso?

«Il sindaco Bellelli è una brava persona e sa quali sono i nostri problemi: speriamo tenga in considerazione le nostre esigenze. D’altra parte io avrò modo di ricordarglielo viso che sono un iscritto del Pd. Alle prossime elezioni amministrative mi piacerebbe candidarmi per entrare in consiglio comunale. In fondo io come gli altri giovani islamici siamo carpigiani al cento per cento, siamo nati qui e qui vogliamo restare con la nostra fede dando il nostro contributo a una pacifica vita sociale».

Alle riunioni di cosa parlate e chi è ammesso?

«Possono partecipare tutti i giovani. Abbiamo anche qualche ragazzo italiano che ci segue. I temi? Si parla di religione, della corretta interpretazione del Corano e di problemi sociali e politici. Sì, è emerso anche il tema dell’Isis: noi riteniamo che quegli estremisti abbiano fatto una lettura distorta della nostra religione».

E qual è il ruolo dei ragazzi di origine italiana presenti agli incontri?

«Esprimono la loro opinione, fanno domande. C’è un mio amico che forse si convertirà all’Islam».

Lei pensa che Carpi abbia un atteggiamento positivo nei confronti degli islamici?

«Credo di sì. Certe battute sono fatte più che altro per ignoranza, ma poi sotto-sotto c’è rispetto. Pensi che alla moschea vengono a ritirare le sporte alimentari che prepariamo per i poveri anche tanti carpigiani. Poi facciamo anche attività all’ospedale dove portiamo conforto ai malati recitando per loro frasi del Corano».

E le ragazze che ruolo hanno nella vostra associazione?

«Di collaborazione. Alcune, che prima non osavano mettersi il velo, dopo avere partecipato ai nostri incontri, hanno iniziato a praticare la nostra tradizione. Ovviamente non sto parlando del burqa: il volto deve sempre essere scoperto».

Lei appare più maturo dei suoi coetanei: com’è arrivato a questa consapevolezza?

«Dopo il diploma al “da Vinci” ho passato qualche tempo tra discoteche e divertimenti, ma mi sentivo vuoto, scarico. La lettura del Corano mi ha aiutato a trovare la strada. Ora studio Economia e mi impegno per l’Islam».

E dopo l’Università cosa vorrebbe fare?

«Mi piace la politica, ma anche il business».

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