«Scorretto l’uso di Facebook: per questo è stato sospeso»
Sul caso del vigile sospeso dal lavoro dopo avere pubblicato su Facebook un giudizio negativo sull’amministrazione comunale in materia di sicurezza, oggi interviene l’Unione Terre d’Argine. «Il...
Sul caso del vigile sospeso dal lavoro dopo avere pubblicato su Facebook un giudizio negativo sull’amministrazione comunale in materia di sicurezza, oggi interviene l’Unione Terre d’Argine.
«Il soggetto coinvolto - spiega tra l’altro l’Unione - è un dipendente pubblico che come tale rappresenta una istituzione; non a caso per i dipendenti pubblici è previsto un doppio codice etico di comportamento, nazionale e a livello di ente, che fissa precisa doveri sia nei comportamenti pubblici che nei rapporti privati; il dipendente in questione è stato sanzionato per avere violato sia il Codice etico di comportamento dell'ente che quello nazionale, oltre che il Regolamento dei vigili. Ricordiamo che il codice etico prevede: “Il dipendente che accede ad un sito di social networking con un account personale per propri interessi ed anche con strumenti propri, non accede in orario e dal luogo di lavoro e nel caso possa essere comunque identificato dagli altri utenti dello stesso Social network come un dipendente pubblico, tiene conto che, anche in contesto chiuso, lo spazio virtuale è uno spazio pubblico e come tale va considerato. Il dipendente si impegna a mantenere un comportamento corretto astenendosi dal discutere di problemi di lavoro o di tematiche che attengono la attività dell'Ente”. Nel momento della pubblicazione delle frasi polemiche su Facebook verso l'amministrazione comunale di Carpi il dipendente era facilmente e chiaramente identificabile come dipendente pubblico ed in particolare come appartenente alla Polizia Municipale poiché l'immagine del suo profilo Facebook lo ritraeva in divisa, affiancato dall'auto di servizio e dal gonfalone. L'Unione non ha inteso ledere la liberta di opinione del dipendente, che può e deve esercitarla svestendo la divisa e i panni del dipendente pubblico, né il suo diritto di critica che non può essere incondizionato, ma deve rispettare sia il principio della continenza sostanziale (per cui i fatti narrati devono corrispondere a verità) che formale senza ledere l'immagine e il decoro dell’ente».
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