«Cinese uccisa: le prove non reggono»
Le motivazioni della sentenza che ha portato all’assoluzione per l’omicidio di Lin Huihui, strangolata e cosparsa di soda
Il movente del debito non saldato è dubbio. Neanche la gestione del centro massaggi Oriente sospettato di essere un centro di prostituzione è significativo, benchè secondo il giudice si tratti «di un’attività pericolosa realizzata in un contesto di forte opacità non illuminato dalle indagini». La girandola di telefonate tra imputati, vittima, suoi amici e conoscenti non basta a svelare dettagli che si possano definire prove certe. Il fatto che uno degli imputati fosse a casa sua vicino al luogo in cui è stato abbandonato il cadavere non prova che questi abbia materialmente ucciso la vittima. Nessun elemento utile ai fini delle indagini è emerso dagli accertamenti biologici svolti dai Ris di Parma sui dati prelevati dall’auto dell’uomo imputato e neanche da quanto prelevato dalla sua abitazione. Le intercettazioni telefoniche ambientali appaiono spesso «imprecise, incoerenti, generiche e spesso incomprensibili per il traduttore e prive di qualsiasi riscontro». Per tutti questi motivi il gip Maria Teresa Magno ha deciso in gennaio, al termine di un processo abbreviato, di assolvere i due imputati per la morte della cinese 23enne Lin Huihui (parte civile, avvocato Domenico Ippolito), co-gestore del centro massaggi di viale Gramsci e di un altro in città: i due connazionali Jinlong Sun, uomo, 61enne, residente a Casinalbo di Formigine (difeso dall’avvocato Alberto Boni), e sua sorella Jinfeng Sun (difesa dall’avvocato Giampaolo Ronsisvalle), 41enne, convivente con un connazionale che lavorava in un ristorante cinese a Roma. L’accusa aveva chiesto per ciascuno 16 anni di carcere.
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Lo si legge nelle motivazioni della sentenza che ricostruiscono numerosi aspetti di un’indagine - condotta dal sostituto procuratore Maria Angela Sighicelli e dai carabinieri di Modena - della quale si conoscevano i contorni a grandi linee ma che non erano mai state rese pubbliche proprio per il processo a porte chiuse.
Dalle indagini, ripercorse nella motivazione, emerge un mondo di cinesi dello Zheijang che vivono di continui spostamenti da una città all’altra e da numerosissime telefonate quotidiane nella gestione di sale massaggi e ristoranti. Proprio questa attività intensa di aperture di locali presuppone un importante giro di denaro. Infatti, il supposto movente era che per un debito Lin Huihui, detta Diana, madre di una bimba piccola, fosse stata uccisa per soffocamento nella notte del 26 marzo 2012, cosparsa di soda caustica e dopo la morte gettata a Magreta vicino allo svincolo della Modena-Sassuolo. L’indagine puntava su una richiesta di denaro che Lin avrebbe fatto a Jinlong, 20mila euro che dovevano servire a mantenere le attività dopo la chiusura della polizia della sala massaggi di viale Gramsci. In realtà, emerge che la sorella riferisce che Lin aveva messo da parte un ingente somma di denaro (si parla di 80mila euro) che avrebbe affidato a un’amica non identificata. La sorella l’avrebbe saputo da una zia in Cina che era portatrice di informazioni importanti ma che non è stata identificata e quindi questo dichiarazione non ha avuto conferme. Quindi il movente resta nebuloso, secondo il giudice.
Il delitto resta avvolto dal mistero perché quella sera Lin va da Verona a Reggio per incontrare dei connazionali ma il telefono risulta spento verso le 21. Da allora il cellulare riceverà numerosi tentativi di chiamate, tutti a vuoto. Lin aspettava Jinlong in stazione che arrivava a Reggio da Roma con il compagno. I due arrivano ma c’è anche il fratello di lei, Jinfeng, e vanno in un ristorante cinese a Reggio. Poi cala il buio su cosa è accaduto. Jinlong racconterà aver lasciato la ragazza dopo la cena per andare a casa sua e più tardi di essere andato a Bologna per accompagnare la sorella e il cognato e poi a Ferrara per raggiungere il figlio. Ma quando l’auto arriva sono in due: manca Lin. Viaggiano sull’auto che si suppone essere stata usata per il delitto ma sull’auto i Ris non hanno trovato tracce biologiche della vittima. A Cento decidono di lavare l’auto per il puzzo e poco dopo sono fermati dai carabinieri per un controllo. Tuttavia in un’intercettazione, Jinlong cita una lettera che da lui scritta in cui dice che Lin è stata strangolata in auto. Peccato che l’intercettazione sia estremamente confusa e lacunosa e quindi inutilizzabile, tanto più che suo figlio gli risponde che si tratta di una teoria. Dal materiale raccolto emerge in effetti come sia molto bassa l’intelligibilità di quanto si dicono tra loro i cinesi. I loro sono discorsi vaghi; il loro è un mondo chiuso dove tutti si frequentano per affari, dove tutto avviene ad alta velocità, dove il business è nervoso e spiccio. Lin era al centro di questo mondo. Ma non si capisce perché è stata uccisa e orribilmente sfigurata. A quanto è dato sapere, la Procura non ha ancora presentato ricorso in appello. Per ora il suo omicidio resta impunito.
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