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in via cavazza

Presidio della lista “L’altra Emilia-Romagna”

Presidio della lista “L’altra Emilia-Romagna”

Governo nel mirino. «Nell’inceneritore si bruceranno fino a 240mila tonnellate di rifiuti»

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Si riaccende la protesta contro l’inceneritore di via Cavazza. La “miccia”, in questo caso, è rappresentata dall’approvazione del Decreto Sblocca Italia, che ha incassato la fiducia anche al Senato. Un via libera inaccettabile per gli esponenti della lista “L’altra Emilia Romagna”, il raggruppamento di sinistra erede dell’esperienza Tsipras che si presenta alle ormai imminenti elezioni regionali. Candidati e militanti modenesi si sono riuniti ieri mattina davanti all’impianto per un breve presidio: un atto puramente dimostrativo per protestare contro quello che viene definito come un «un attacco incredibile alla città, ai territori e all’ambiente». Doppiamente inaccettabile - spiega ancora Cristina Quintavalla, candidata presidente della lista - in quanto approvato «ancora una volta attraverso l’istituto della fiducia, scavalcando il dibattito parlamentare».

Lo Sblocca Italia, secondo gli esponenti de l’Altra Emilia Romagna, avrà molteplici ricadute sul nostro territorio. Dalle trivellazioni allo stoccaggio gas di Rivara, dall’Autostrada Cispadana all’acqua pubblica. Fino ad arrivare, appunto, agli inceneritori. Che, con questo decreto, diventano «insediamenti strategici di preminente interesse nazionale ai fini della salute e dell’ambiente». L’impianto di via Cavazza, in particolare, essendo stato classificato come “virtuoso” dall’ultima modifica dell’autorizzazione integrata ambientale in virtù del suo recupero energetico - «fittizio», secondo i membri della lista - viene autorizzato a smaltire i rifiuti provenienti da tutto il territorio nazionale. «Questo impianto - spiega Sandra Poppi, candidata consigliere per l’Altra Emilia Romagna - diventerà strategico a livello nazionale». Secondo i calcoli della lista di sinistra, infatti, la struttura di via Cavazza accoglierà 240mila tonnellate annue di rifiuti - forse anche qualcosa di più - a fronte di un consumo modenese non superiore alle 130mila tonnellate.

Marcello Radighieri

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