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L'INCHIESTA

Spese pazze in Regione, 41 consiglieri coinvolti, Bonaccini e Costi indenni

Spese pazze in Regione, 41 consiglieri coinvolti, Bonaccini e Costi indenni

Accuse di truffa e peculato: c'è Richetti, Errani escluso ma è bufera su tutti i gruppi. E c'è chi si fa rimborsare il sex toy

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Truffa e peculato. Sono, diverse a seconda dell’indagato, le accuse mosse ai 41 consiglieri regionali dell’Emilia Romagna coinvolti nell’inchiesta spese pazze. Gli avvisi di fine indagine sono partiti dalla Procura bolognese e riguardano tutti i gruppi consiliari dell’assemblea uscente. Tra questi, ovviamente, anche alcuni modenesi. L’inchiesta dei sostituti Morena Palazzi e Antonella Scandellari, insieme al procuratore aggiunto Roberto Alfonso e all’aggiunto Valter Giovannini. Il fine indagine precede di due settimane le elezioni regionali, previste il 23 novembre.

Sarebbe il Pd il gruppo regionale che ha speso più 'allegramente', secondo l'inchiesta della procura di Bologna che complessivamente contesta a viale aldo moro spese per 2 milioni e 87 mila euro. A quanto si apprende al partito Democratico sarebbero contestati 940 mila euro e gli indagati sono ben 18. Tra di loro c'è anche l'ex presidente dell'Assemblea legislativa, Matteo Richetti, per il quale dunque via Garibaldi non ha accolto la richiesta di archiviazione presentata. Non ci sarebbe invece Vasco Errani.

Nel Pd sarebbero tutti indagati tranne Palma Costi, Roberta Mori, Tiziano Alessandrini, Stefano Bonaccini (per cui pende una richiesta di archiviazione della stessa procura) e Giuseppe Paruolo.

Nell'Italia dei Valori gli indagati sono due per una cifra complessiva di 423 mila euro. Nel Pdl gli indagati sono 11: 205 mila euro la somma che non torna agli inquirenti.

Del Movimento 5 stelle sono due gli indagati (dunque, se ne deduce che ci sono entrambi gli ex Andrea Defranceschi e Giovanni Favia) per 98 mila euro.

Nella Federazione della sinistra risulta un indagato (il capogruppo Roberto Sconciaforni) per 151 mila euro. Per Sel ci sono due indagati (quindi entrambi i consiglieri Gianguido Naldi e Gabriella Meo) con una cifra di 77 mila euro.

Nella Lega Nord risultano tre indagati (facile presumere che siano tutti i consiglieri tranne Mauro Manfredini, morto recentemente) per 135 mila euro. Per l'Udc è indagata la capogruppo Silvia Noè per 31 mila euro. Infine, c'è un indagato nel gruppo misto per 27 mila euro.

Per tutti e 41 i consiglieri, che stanno ricevendo in queste ore gli avvisi di fine indagine, l'accusa è di peculato. 

 "Le nuove notizie sugli avvisi di garanzia? Nessuno è coinvolto in nessuna indagine all'interno delle nostre liste. Quello che è stato un passaggio doloroso, ovvero prendere coscienza del fatto che ci vuole coerenza verso elettori e cittadini, ora ci ripaga: siamo gli unici con le mani libere". Così la candidata del Movimento 5 Stelle alla presidenza dell'Emilia-Romagna, Giulia Gibertoni, commenta i 41 avvisi di fine indagine nell'ambito dell'inchiesta della procura di Bologna sulle spese cosiddette spese pazze in consiglio regionale. 

"E' proprio il tempo di cambiare: i 41 avvisi di chiusura indagine ai consiglieri regionali, quasi tutti, per la vicenda nota come “spese pazze" sono l'ennesima dimostrazione che in Regione è tempo di voltare pagina - dice Cristina Quintavalla, candidata de L'Altra Emilia -  I soldi per la politica non possono servire a coltivare clientele e nemmno a fare il giro dei ristoranti di lusso. Staremo a vedere gli sviluppi giudiziari, non tutte le posizioni riuslteranno uguali, ma il buon governo passa per la trasparenza delle spese per la politica".

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