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«La moda? Arte ed etica insieme»

di Laura Solieri
«La moda? Arte ed etica insieme»

Cecilia Rinaldi,fashion designer, racconta la sua passione e l’impegno “sociale” del suo lavoro

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MODENA. «Quando ero bambina, con mia nonna cucivo all'uncinetto e mi divertivo a ricamare i personaggi dei cartoni animati su pezze di tessuto. E scommetto che tutte ci ricordiamo di quando giocavamo a "Gira la Moda" con le amiche! La mia passione per la sartoria è sempre stata latente, ma è maturata nel tempo, grazie a diverse esperienze legate alla mia istruzione, a viaggi e ad attività nel sociale». Per Cecilia Rinaldi, fashion designer modenese classe 1987, la moda è una forma d'arte ed un mezzo di comunicazione importante che rappresenta una società.

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«Credo che il "dettare moda" non sia cambiato più di tanto nel tempo: chi detta la moda, oltre ai grandi stilisti e alle più importanti riviste, siamo noi e i suoi cambiamenti "forzati" sono una conseguenza dei mutamenti socio-culturali di cui tutti siamo protagonisti». «A proposito di questo Coco Chanel diceva che “la moda riflette sempre i tempi in cui vive, anche se, quando i tempi sono banali, preferiamo dimenticarlo”». Cecilia racconta di aver sempre respirato il profumo dell'artigianalità, del fatto a mano, grazie a «mia nonna materna, gran lavoratrice, scomparsa nel gennaio scorso, a mia nonna paterna, grande sarta modenese e a mio nonno paterno, calzolaio» prosegue Cecilia. «Dai racconti di famiglia so che a Modena, fino alla fine degli anni Sessanta, c'erano tante sarte che lavoravano a casa e producevano capi su misura per una cerchia ristretta di clienti, mantenendosi in un ambito che raramente andava oltre le mura cittadine e nonostante ciò erano sempre aggiornatissime dal punto di vista stilistico e anche senza viaggiare, sapevano cosa succedeva a Milano, Parigi, Londra e conoscevano i grandi stilisti».

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Le sarte di Modena sapevano fare Alta moda ma nel vestire i modenesi non hanno mai tradito la loro tradizionale austerità. «Questa caratteristica dei miei concittadini - commenta Cecilia - nonostante i trionfi della "civiltà" dei consumi, la globalizzazione del gusto, le disponibilità economiche, l'abitare in una città tanto famosa per le sue eccellenze, è rimasta sostanzialmente invariata. La moda a Modena non è mai eccessiva: il miglior antidoto contro il cattivo gusto è la nostra elegante sobrietà». Canapa, bambù, ortica, sete burette, materie provenienti da piccole coltivazioni e da piccole botteghe italiane: gli studi a Firenze, poi a Berlino e in America hanno portato Cecilia ad appassionarsi alla branca della moda etica. Per questo preferisce lavorare tessuti «dei quali mi preoccupo di conoscere l’origine, il metodi di coltivazione e di trasformazione della materia prima, materiali che siano a basso impatto ambientale e che rispettino la salute e i diritti dei lavoratori, ponendo, al contempo, particolare attenzione sugli aspetti estetici nel pieno riguardo del gusto e dello stile italiano». «Fin da piccola ho sentito discutere di temi etici e ambientali e visto mettere in pratica i principi ecologici e così la scelta di fare moda etica è stata abbastanza naturale» aggiunge Cecilia, impegnata anche nel sociale, con corsi di sartoria e fashion design per donne svantaggiate, realizzazione di costumi per minori con difficoltà d'integrazione, aiuto nell'organizzazione di eventi insieme con la Caritas di Modena e quella di Reggio.

«Importanti sono stati i numerosi viaggi che ho fatto conclude Cecilia Rinaldi - che mi hanno aperto considerevolmente la mente, soprattutto l'ultimo soggiorno negli Stati Uniti (che non sono solamente il Paese dell'usa-e-getta), durato un anno: la città che mi ha fatto decisamente avvicinare al mondo critico è stata New Orleans».

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