Storie di ragazzi e viaggi disperati
Incontri sui migranti. «Mi piace camminare in strada senza paura di morire»
«Mi piace camminare nelle strade senza paura di morire». Chi parla è un giovane venuto in Emilia dall’Afghanistan. Una terra che il ragazzo ha lasciato da minore per non convivere con i talebani. In Italia è arrivato dentro un camion, dopo aver attraversato il Pakistan, l’Iran, la Turchia e la Grecia, pagando quasi settemila dollari. La sua è una delle tante storie di minori che giungono nel nostro Paese cercando fortuna, spesso fidandosi di persone legate alla criminalità. Scoperto l’inganno, per loro diventa difficile credere di nuovo nel prossimo. «Per le statistiche ufficiali sono settemila all’anno - ha ricordato Stefania Montauto - in realtà sono intorno ai novemila. Ho conosciuto un ragazzo pakistano di diciassette anni, il quale aveva incontrato un “agente” che aveva proposto al padre di andare in Italia con un lavoro e duemila euro al mese, così da mandare i soldi a casa». Non è andata così, come ha spiegato Montauto a una platea di studenti del Sacro Cuore e del Sigonio durante il secondo incontro del ciclo “Caminantes” al Teatro Sacro Cuore. «Ha fatto due giorni in treno - ha ripreso l’organizzatrice - poi a Karachi s’è imbarcato nella stiva di una nave. Ha viaggiato per quindici ore con solo un po’ d’acqua, poi è stato caricato nel baule forato di un’auto. È stato maltrattato durante il viaggio, per poi stare due settimane in un palazzo in Grecia. Non doveva fare rumore, aveva poco cibo e nessuna igiene. Ha raggiunto Bergamo con lo stesso “agente”, poi gli è stato detto di andare a Mantova per trovare quello definitivo che l’avrebbe accompagnato. In stazione gli hanno rubato il bagaglio, dopo due giorni ha capito che nessuno sarebbe venuto a prenderlo. Ha conosciuto un connazionale che gli ha detto di andare a Modena, pagandogli il biglietto. Qui è andato al centro stranieri e poi alla comunità del Ceis. Questi ragazzi vivono tra noi». «Non è una storia eccezionale - ha confermato padre Giuliano Stenico, presidente del Ceis Modena - ma è la storia di tutti. Bisogna superare i pregiudizi per entrare in contatto con le persone. I minori stranieri patiscono i pregiudizi rivolti in generale ai migranti e non hanno il sostegno di parenti, amici o congiunti». Il sacerdote ha ricordato altri casi. Come un ragazzo costretto a restare un giorno al posto della ruota di scorta dopo aver viaggiato dall’Iran a Grecia a piedi. Lanciatosi in strada, non è riuscito a camminare ed è stato investito, riprendendosi solo dopo essere stato in carrozzina. O la storia di un marocchino che ha superato una storia di spaccio trovando un contratto di apprendistato. In Italia i migranti minorenni senza accompagnamento godono del diritto di tutela e restano in comunità fino a diciotto anni. Poi hanno dodici mesi di tempo per trovare un lavoro e ottenere il permesso di soggiorno. Padre Stenico s’è schierato contro la Bossi-Fini, ricordando che i delinquenti spesso sono altri.
Gabriele Farina
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