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In Regione 42 indagati, quattro sono modenesi

In Regione 42 indagati, quattro sono modenesi

Con Richetti e Leoni anche gli attuali candidati al Consiglio Aimi (Fi) e Vecchi (Pd) che non si ferma: «Piena fiducia, ho rispettato le regole, sono pronto a chiarire»

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Tra i 42 indagati - tutti consiglieri dell’assemblea legislativa dell’Emilia Romagna composta in tutto da 50 eletti - dalla Procura di Bologna che hanno ricevuto l’avviso di fine indagine per l’inchiesta “Spese pazze”, ci sono anche quattro modenesi: Matteo Richetti e Luciano Vecchi del Pd, Enrico Aimi e Andrea Leoni di Forza Italia.

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E in tutto sono 12, sui 42 indagati, i coinvolti nell’inchiesta per peculato che si sono candidati alle elezioni per il prossimo consiglio regionale emiliano-romagnolo, in programma il 23 novembre. Si tratta di Antonio Mumolo e Luciano Vecchi per il partito democratico; Enrico Aimi, Luca Bartolini, Galeazzo Bignami, Marco Lombardi, Andrea Pollastri, Mauro Malaguti per Fi; Sandro Mandini per l’Idv (è candidato per il centro democratico), Silvia Noè per l’Udc, Matteo Riva per il Gruppo misto (anche lui in lizza col Cd), Gabriella Meo per Sel.

È la sintesi, nei nomi e nei numeri, dell’ennesima giornata dove la giustizia fa notizia nella campagna elettorale che l’Emilia Romagna si trova a vivere, proprio dopo il caso giudiziario che ha messo fine al governo Errani.

Tra i nomi non c’è Stefano Bonaccini, candidato alla presidenza, che ieri ha avuto l’onere di commentare: «Io però non ci vedo nessun disegno - ha ribadito - Ho sempre detto, lo dissi quando riguardava me, lo dico per tutti: la magistratura ha il dovere e non solo il diritto di accertare su chiunque abbia funzioni pubbliche e chi sbaglia paga. Piena fiducia nel lavoro dei magistrati, mi auguro che si possa fare in fretta».

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«Si sapeva - prosegue Bonaccini - che doveva arrivare la conclusione delle indagini e quindi gli eventuali avvisi di fine indagine che peraltro di per sè non sono mica una condanna, sono un elemento per cui oggi ci sarà la garanzia per gli indagati di sapere cosa gli viene contestato. Sono 204 i candidati delle quattro liste che mi sostengono, se il numero è di cinque stiamo parlando di pochissime persone. Peraltro, per quanto riguarda il Pd, ho sentito sia Luciano Vecchi che Antonio Mumolo proprio poco fa e mi hanno detto che avrebbero immediatamente detto che sono pronti a dimostrare l'appropriatezza delle spese sostenute».

Una battuta anche su uno dei particolari: «Il sex toy acquistato coi soldi della Regione? - uno dei particolari emersi ma ancora non attribuito ufficialmente a nessun consigliere - Non posso sapere nulla e mi auguro che non sia accaduto».

Tra i candidati Pd del 23 novembre c’è proprio Luciano Vecchi, che già era in Consiglio e spiega: «Come quasi tutti i consiglieri regionali dell'Emilia-Romagna anche a me è stata oggi annunciata la notifica di un “avviso di fine indagini” relativo all'inchiesta sui gruppi consigliari dell'Assemblea Legislativa regionale. Ribadisco ancora una volta la piena fiducia nel lavoro della Magistratura e nell'importanza delle attività di verifica sulla correttezza dell'attività degli organi istituzionali, correttezza alla quale ho sempre improntato la mia condotta. Sono infatti convinto di avere sempre rispettato - nella forma e nella sostanza - le regole esistenti e di avere basato il mio intenso lavoro sulla massima sobrietà. Sono peraltro tra coloro che hanno rinunciato al vitalizio che era previsto per i consiglieri regionali. Sono quindi pronto a fornire qualunque chiarimento ad eventuali contestazioni».

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Si difende anche Enrico Aimi di Forza Italia: «L’invito a contro dedurre non ferma la mia campagna elettorale. D’altra parte, lo dico da garantista non a stagioni alterne, non siamo di fronte a una sentenza definitiva di condanna, in una vicenda, peraltro, che riguarda nello specifico l’inerenza delle spese politiche dei Gruppi consiliari con distinzione tra quelle di natura più strettamente istituzionale del Gruppo (consentite) e quelle politiche (non consentite). Il ruolo, però, di consigliere eletto in un partito politico rende difficile individuare un confine rigido, dato che, per sua natura, lo status di consigliere non è ad intermittenza ma viene sempre conservato da chi lo riveste». Come si ripercuoterà tutto questo sull’affluenza alle prossime elezioni?

«Cosa devo dire? - chiude sempre Stefano Bonaccini - Chiaramente è evidente che può fare percepire una certa idea... tra l'altro coinvolgendo tutto il consiglio regionale, o quasi. Ma dico anche di aspettare i fatti contestati».

Davide Berti

@dvdberti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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