«Pagate il nostro lavoro o ci buttiamo»
Due operai: «Da mesi aspettiamo 10mila euro: come facciamo a vivere?». Pompieri e carabinieri hanno evitato il peggio
Sul tetto di una villetta in via Seeten a Cibeno Pile per quasi 10 ore, urlando: «Vogliamo essere pagati, vogliamo i nostri 10mila euro».
I due operai extracomunitari hanno minacciato di gettarsi se il padrone di casa non avesse dato loro la somma frutto, secondo gli stranieri, di lavori di ristrutturazione effettuati ormai cinque mesi fa. La protesta, iniziata a metà mattina di ieri, è andata avanti fino alle 17 del pomeriggio quando i due, grazie alla lunga opera di convincimento di carabinieri e pompieri, sono scesi dall’abitazione. La situazione pareva potesse volgere al peggio quando gli stranieri hanno iniziato ad avvicinarsi pericolosamente al bordo del tetto. Per evitare che la protesta di due lavoratori potesse finire in tragedia, sul posto come abbiamo detto, sono arrivate due squadre di pompieri, i carabinieri e un’ambulanza. La strada a un certo punto è stata transennata per consentire agli operatori di gestire con più tranqullità il dialogo con i due sul tetto. Il tutto sotto gli occhi di numerosi residenti che hanno seguito con apprensione i vari momenti di questa “trattativa”. I due operai infatti per lunghe ore non si sono fermati di raccontare a voce alta la loro vicenda.
«Ho cinque figli - diceva uno dei due, con accento straniero, ma in un italiano corretto, segno evidentemente che vive nel nostro Paese da molti anni - e non so come dar loro da mangiare se non vengo pagato per questi lavori. Ho aspettato tanti mesi - ha continuato a dire - e non posso continuare a sentirmi dire dal padrone di casa: “non ho soldi”». In strada ad ascoltare c’era anche proprio il diretto interessato, il padrone della villetta. Al suo fianco un carabiniere che cercava di tranquillizzare gli animi. A un certo punto, ci hanno riferito alcuni cittadini, un militare è salito sul tetto, ma ha subito desistito dalle sue intenzioni. I due operai infatti, vedendo il carabiniere apparire dal lucernario, hanno minacciato di gettarsi nel vuoto. Così sono continuate le urla da parte degli operai e i tentativi di farli scendere da parte delle forze dell’ordine.
«Ma che Italia è questa? - si domandavano ad alta voce i due lavoratori - Perché non si tutela chi lavora? La legge da che parte sta? Di chi non paga o di chi deve essere pagato per il lavoro svolto giorno dopo giorno per mesi?». In certi momenti pareva di assistere a un comizio politico-sindacale con i cittadini che annuivano, dando l’impressione di sostenere la protesta dei due operai. Verso le 17, come detto, i lavoratori hanno lasciato il tetto probabilmente dopo avere ottenuto rassicurazioni circa il pagamento del loro lavoro.
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