Quella notte brava dei quattro calciatori chiusi nel residence
Assistente della municipale: «Facevano baccano dopo le 2 Ci chiusero la porta in faccia offendendo e minacciandoci»
Udienza ieri mattina davanti al giudice Barbara Malvasi per i quattro ex giocatori del Modena (solo uno è ancora nella squadra) accusati di resistenza a pubblico ufficiale in concorso (sono difesi dagli avvocati Cosimo Zaccaria e Marco Pellegrini). I calciatori alla sbarra sono Francesco Signori, 26enne, attuale centrocampista gialloblù; Nicholas Caglioni, 31enne, attuale portiere del Lecce; Matteo Ardemagni, 27enne, attaccante dell’Atalanta in prestito allo Spezia; e il brasiliano Jefferson Oliveira, 24enne, difensore oggi in prestito al Vicenza. All’epoca dei fatti - la notte tra il 12 e il 13 aprile 2012 - tutti giocatori titolari del Modena. I quattro sono accusati di essere stati protagonisti di una notte infernale di baccano, ingiurie e ostruzione agli agenti che volevano accertare le loro identità. E proprio a questo proposito ieri ha parlato un teste chiave della pubblica accusa: l’assistente della polizia municipale intervenuto per primo con un collega, dopo la segnalazione del baccano notturno nell’appartamento di Oliveira dentro un residence in una strada vicino alla via Giardini.
L’assistente della municipale ha raccontato di aver avuto una chiamata intorno alle 2. Un professore di un liceo scientifico turco, in gita a Modena con la sua classe di 25 studenti, riferiva che nell’appartamento accanto al loro del residence c’erano urla e baccano fin dalla serata. Ha detto di aver provato a calmare quei vicini rumorosi ma di aver ricevuto solo delle offese e anche il lancio di oggetti contro il vetro delle loro stanze. Alle 2.26 la pattuglia della municipale suona il campanello dell’appartamento dal quale escono rumori e voci alte, nonostante l’ora. «Ci apre uno dei quattro, è seduto e di schiena - ha raccontato l’agente - e davanti a sé ha un tavolino pieno di bottiglie di alcolici. Non si alza neanche. Si gira, guarda e poi mi sbatte la porta in faccia. In seguito ho saputo che è Oliveira. Poi dopo aver suonato più volte ci riaprono. Ci troviamo faccia a faccia; loro sono in piedi, gente dal fisico prestante e in preda ad euforia da alcolici. Ci dicono di andarcene o ci rovinano».
L’accusa ha chiesto di spiegare meglio e l’agente ha raccontato: «Caglioni ci diceva a voce alta: “Andatevene via, cosa volete? Andate ad arrestare gli zingari e gli albanesi!” E Signori ha aggiunto: “Non vi facciamo entrare in casa, andate via. In casa nostra facciamo quel c... che ci pare. Adesso faccio una telefonata a un poliziotto che conosco e vi sistemo. Non avete il mandato, qui non entrate. Vi spacchiamo il c... Siamo del Modena, noi». L’assistente ha anche riferito più di una volta di aver ricevuto minacce: i due calciatori con i quali ha parlato hanno detto di aver conoscenze in polizia che potevano rovinarli.
Dopo questo infelice contatto, la municipale chiede rinforzi. Prima arrivano i carabinieri, ma non basta a placare i quattro, e poi la polizia. Solo verso le 4, due ore dopo l’arrivo, i giocatori si calmano e danno le generalità mentre la municipale resta sul pianerottolo fuori dai loro sguardi per non attizzare gli animi. Il confronto avviene sempre sulla soglia dell’appartamento.
Prossima udienza il 19 gennaio con tre testi della difesa.
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