«Tagli ai patronati? Così lo Stato pagherà molto più di oggi»
Marini (Inas Cisl). «Risparmi per 150 milioni? Impossibile Si spenderebbero invece 229 milioni in più per i servizi»
«I tagli ai patronati sono illegittimi, siamo pronti a manifestare» attacca Cristiano Marini, responsabile provinciale dell’Inas-Cisl. Il suo ufficio assiste ogni giorno non meno di ottanta persone, senza contare le sedi distaccate. Se passasse la legge di stabilità così com’è stata formulata ci sarebbe un mutamento radicale.
«Le ipotesi sono due - ha spiegato Marini - o ridurre i servizi o doverli far pagare. Ci sono seri dubbi sul profilo di costituzionalità. Secondo la Carta fondamentale i patronati svolgono un’azione gratuita». I circa 430 milioni di fondi destinati agli enti andrebbero ridotti di oltre un terzo: la “sforbiciata”, infatti, sarebbe di 150 milioni di euro. Secondo alcuni studi i costi per la pubblica amministrazione non si ridurrebbero, anzi ci sarebbe un’ulteriore spesa di 229 milioni.
Senza questo organismo le spese diverrebbero quasi il triplo (657 milioni) e servirebbero oltre 6 mila lavoratori in più a tempo pieno. Le conseguenze non sarebbero rivolte unicamente ai lavoratori impiegati presso i patronati (oggi sono 22 nella sola sede di via Rainusso). In base al secondo scenario, infatti, ci sarebbero costi anche per gli utenti. Chi dovesse avere informazioni per la pensione, per un sussidio di disoccupazione o un permesso di soggiorno sarebbe costretto a pagare per il servizio.
«Seguiamo anche imprenditori per i quali i costi non sarebbero un problema - continua Marini - ma ci sono anche tanti disoccupati e pensionati. Lo scorso anno abbiamo aperto circa 38 mila pratiche. Il numero dei disoccupati si è triplicato, poi ci sono i salvaguardati e le persone che devono prendere la pensione». La coperta, insomma, appare corta: o si lasciano a casa i lavoratori dei vari patronati o si mettono i servizi a pagamento. La sua speranza è che la legge possa cambiare.
«Abbiamo già parlato con diversi parlamentari - ha confermato il responsabile provinciale - di diversi schieramenti: non è una questione di un colore piuttosto che di un altro. Sabato 15 ci sarà una manifestazione a carattere nazionale. A Modena pensiamo di organizzarla in piazza XX Settembre. Saremo tutti uniti: l’Inas-Cisl, l’Inca-Cgil, l’ItalUil e il Patronato Acli. Non ci saranno solo volantini, ma spiegheremo alle persone cosa sta succedendo e cosa potrebbe succedere». Manifestazioni analoghe sono in programma anche a Carpi, Sassuolo, Formigine, Castelfranco, Vignola, Pavullo e Mirandola.
Tra i motivi della protesta anche i pagamenti arretrati del ministero del Lavoro: alcuni saldi sono in attesa dal 2011.
«Se non sarà sufficiente - ha concluso Marini - si pensa a una manifestazione più forte, sempre a carattere nazionale: tre giorni di chiusura degli uffici. Sappiamo che così si può causare un disagio, ma potrebbe essere un modo per dimostrare al governo la nostra utilità sociale».
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